“Obama in Naples. A comedy with songs”. In scena all’Havoc Theater, Off Broadway dal 25 aprile al 6 maggio 2012.

Il teatro napoletano, si sa,  è una delle più antiche e conosciute tradizioni artistiche della città di Napoli e il suo contributo al teatro italiano è vitale. Le prime tracce di questa tradizione risalgono all’opera poetica di Jacopo Sannazaro che, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, recitava le sue farse alla corte angioina prima, aragonese poi.

A livello popolare, famosi in questo periodo sono i cantastorie di strada. Tra la fine dell’Ottocento e l’intero Novecento, il susseguirsi di straordinarie generazioni di drammaturghi (Scarpetta, Di Giacomo, Bracco, Viviani, Eduardo) ha posto all’attenzione della cultura e del pubblico la singolare altezza drammaturgica del teatro napoletano. Dal teatro di “maschera” a quello di “carattere”, una magia infinita che continua ad esistere ed ora approda a New York con “Obama in Naples. A comedy with songs”.

L’autore della commedia è il giornalista Claudio Angelini, volto noto della Rai, già direttore del Giornale radio, dell’Istituto di Cultura Italiano a New York, ex corrispondente dal Quirinale, autore di romanzi e saggi.

L’idea a Claudio Angelini di scrivere una commedia con musiche e canzoni, per un fantomatico soggiorno partenopeo del capo della Casa Bianca, è venuta per caso, in una delle visite alla città per presentare il suo libro “Obama, un anno di sfide” (Rizzoli). “Pensavo alla ventata di nuove energie che ha fatto seguito alla sua elezione e guardavo in giro. Tra le strade di Napoli, c’erano i cumuli di rifiuti e ho percepito un po’ di tristezza, non era la solita Napoli a cui sono legato da tanti ricordi. Mi è quindi venuta un’illuminazione e ho scritto di getto il testo”. Così, all’ombra del Vesuvio,  ha cantato anche lui.

Ed andrà in scena proprio nella Grande Mela, con la regia di Stephen Morrow, con Toby Maxwell, nella parte dell’abitante della Casa Bianca; Brian Childers interpreta un giornalista, a Lin Tucci è affidato il ruolo di Madre Concetta, una suora «pasionaria», la condottiera  del fronte dei buoni contro i cattivi. Le scene risplenderanno dell’ inconfondibile tratto di Lello Esposito, straordinario artista napoletano; fra i musicisti Marco Cappelli e Diana Tejera.

Stavolta a tentare di salvare Napoli dai suoi atavici problemi è il Presidente Obama in persona.

E’ una storia in parte autobiografica.

Un giornalista di Washington, corrispondente dalla Casa Bianca, giunge a Napoli per realizzare degli articoli sui problemi che affliggono la città. Il fatto di apparire spesso in TV, accanto ad Obama, induce alcune persone a pensare che nella realtà costui sia un uomo dei servizi segreti americani, inviato a Napoli per preparare l’imminente visita del Presidente . Le  voci circolano e in molti iniziano a sperare che Obama venga davvero in città. Magari, così, si interesserà  personalmente delle questioni che la angustiano. Il giornalista, intanto, acquisisce la consapevolezza delle due facce di Napoli, delle mille facce: vitalità e disperazione, modernità e rituali antichi, meraviglie e misteri, la luce del mare e il buio dei vicoli, criminalità e solidarietà. Un viaggio tra grandi problemi, ma anche tra grandi risorse culturali e umane. Nel frattempo, si costituisce un club  di onesti che si contrappone alle forze del male. Finalmente, Barack Obama atterra a Napoli e con il suo fascino mediatico ammalia i napoletani e fa pendere  la bilancia a favore della parte sana e buona del territorio. Poi, all’improvviso se ne va, perchè lo attendono le fasi finali della campagna elettorale in America. Promette di ritornare.

Come andrà a finire? Riuscirà Obama a salvare Napoli?

Per conoscere il finale potremmo fare un salto a New York. In alternativa, aspettare davvero che il Presidente USA si materializzi tra i vicoli della città.

“È una favola, ma speriamo possa diventare presto realtà” – afferma Claudio Angelini.

Da molti è stata definita una “poesia d’amore dedicata a Napoli”.

Il messaggio della Commedia è inequivocabile: salviamo il salvabile, la parte buona e sana di questa meravigliosa città.

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