Trasporti pubblici: all’Italia servono 1600 treni per “entrare in Europa”, a Napoli almeno 167 nuovi convogli

Legambiente: “Nuovi treni per città più vivibili”

treniE’ questo lo studio, nonché progetto, partito dall’associazione ambientalista Legambiente che, insieme a Ansaldo Breda (la principale società italiana di costruzioni di rotabili per il trasporto su ferro) ha analizzato la situazione infrastrutturale e il trasporto ferroviario delle città italiane. Dallo studio è emerso che, per far si che dal punto di vista dei trasporti l’Italia sia alla pari con le altre città europee, c’è bisogno di 1600 nuovi treni regionali, metropolitani e tram.

Attualmente in Italia ci sono 3.290 convogli, ma secondo Legambiente questi sono “troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse”; nonostante negli ultimi 10 anni siano stati fatti dalle Regioni alcuni interventi per la sostituzione di materiale rotabile, questi non sono sufficienti, in quanto il tasso di sostituzione è pari solamente al 19,8% del totale di tutti i treni regionali, ed è per questo che, secondo l’associazione ambientalista, nel paese bisogna investire maggiormente per avere un sistema di trasporto urbano potenziato e dunque migliorato.

La Lombardia è la regione italiana con il tasso d’acquisto di treni più alto (circa 125 treni nuovi), seguita poi dall’Emilia-Romagna con 72 treni nuovi o ristrutturati, ma ciò non significa che in queste regioni tutti i treni siano efficienti al 100%; continuano ad esserci treni metropolitani e tram troppo vecchi. A Milano, per esempio, per i treni metropolitani l’età media è di 23,9 anni, e di 64,5 per i tram; a Genova, invece, l’età dei mezzi di trasporto oscilla tra i 20 e i 25 anni, ed abbiamo lo stesso quadro a Roma e a Napoli, per quanto riguarda rispettivamente la linea B e la linea 2. Nonostante il simile bilancio tra Genova e Napoli, sembra il meridione quello ad essere maggiormente colpito e danneggiato dall’inefficienza dei trasporti pubblici dovuti alle cattive condizioni dei convogli.

In Campania, ad esempio, ci sono 431 treni regionali in circolazione, di cui 396 di alta frequenza e 35 di media percorrenza (331 elettrici e 100 diesel), ma nonostante la regione si sia dotata di 63 nuovi treni (o completamente ristrutturati), questi ultimi continuano ad essere troppo vecchi. L’età media dei convogli è di 17,3 anni, mentre il 78,3% dei treni ha più di 20 anni di età. Per far si che la Campania diventi una regione con un sistema di trasporto urbano a regola d’arte, secondo lo studio, c’è bisogno di 167 treni nuovi, più precisamente di 117 treni per il trasporto regionale, 40 per rafforzare il servizio sulle linee metropolitane e 10 tram per il servizio urbano. A Napoli ci sono 81 treni metropolitani con un’età media di 23 anni, ed il 43,2% dei treni ha più di 20 anni; in merito a ciò è proprio in questa città che urge un ammodernamento dei treni metropolitani, in particolare dei convogli suburbani della linea 2.

In media, ogni giorno in Campania 271.553 passeggeri usufruiscono delle linee ferroviarie regionali e suburbane, ed è in nome di queste migliaia di pendolari che il presidente regionale di Legambiente Michele Buonomo porta avanti lo studio fatto dall’associazione di cui fa parte e si batte affinché la regione garantisca “un efficiente sistema ferroviario (…) dotato di “frequenza, puntualità, comodità, pulizia dei treni e accessibilità delle stazioni”. Buonuomo parla del progetto come “una delle sfide che deve affrontare il nuovo governo regionale”, al quale chiede “un cambiamento di rotta e di velocità sul trasporto pubblico”, in modo che in Campania si abbia un servizio pubblico efficiente che non sia più solo “una chimera”, come, appunto, lo definisce.

Semmai il progetto di Legambiente fosse messo in atto, questo costerebbe all’Italia 4 o 5 miliardi di euro (somma che però potrebbe ridursi in caso di un intervento di revamping o se si deciderà di passare attraverso una stazione appaltante unica); sarebbero senza dubbio soldi ben spesi, soprattutto per il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, secondo il quale il progetto “non solo aiuterebbe i pendolari e la vivibilità nelle città, ma permetterebbe di creare lavoro e innovazione nella direzione della green economy”.

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