Farmaci: Organ on chip, organi umani in formato digitale. La nuova frontiera della sperimentazione

Una tecnologia che permetterà di testare nuovi farmaci in tempi brevi e a costi ridotti senza effettuare studi sugli animali

Organ on chipSi chiamano “organ on chip” e sono miniature di organi umani in formato digitale. L’innovativo progetto dell’Università di Padova intende dare una svolta alla ricerca sui nuovi farmaci. Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Methods” che per primi ha coinvolto fegato e cuore.

Testare nuovi farmaci, studiare terapie ad hoc per ogni paziente e fare screening medici senza test sugli animali. Questo il lavoro del laboratorio BioERA (Biological Engineering Research & Application) dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare. Grazie ad avanzate tecniche di micro-fabbricazione e alla medicina rigenerativa, i ricercatori hanno scoperto come sviluppare tessuti umani “on chip”.

“Abbiamo derivato le cellule umane cardiache ed epatiche nel chip a partire da cellule staminali pluripotenti – ha spiegato il dottor Giovanni Giobbe, biotecnologo e co-primo autore del progetto – queste cellule staminali sono in grado di produrre tutti i tipi cellulari che compongono i tessuti del corpo umano, non soltanto quelli di cuore e fegato, e consentono lo studio della biologia umana in vitro senza ricorso a biopsie troppo invasive per i pazienti.”

I tessuti verranno estratti dai pazienti tramite una semplice biopsia cutanea o attraverso le cellule derivate dal sangue o dalle urine. Il fegato e il cuore risultano gli organi più interessanti per lo studio della tossicità indotta dai farmaci. E in questo modo si calcola che i tempi e i costi dei test farmaceutici verranno ridotti notevolmente.

Il prossimo passo, dichiarano i ricercatori, sarà quello di riprodurre degli organi che conservino le informazioni genetiche del singolo paziente attraverso l’uso delle sue cellule staminali. Una sfida che, oltre a permettere di sperimentare terapie specifiche per ogni paziente, consentirà di testare la tossicità dei farmaci e quindi stabilirne modalità di assunzione quasi “individuali”.

Il responsabile scientifico del laboratorio BioERA Nicola Elvassore ha dichiarato: “Da anni siamo impegnati a sviluppare microtecnologia per mimare in vitro le condizioni ambientali cui le cellule sono sottoposte in vivo. Questo aspetto è particolarmente rilevante per ottenere tessuti che siano funzionalmente quanto più simili a quelli presenti nell’organismo umano”.

Il Ministero della Salute, in collaborazione con l’università di Padova e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha finanziato la ricerca rendendo possibile il progetto.

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