Colpo di mano sulla riforma della scuola, Renzi minaccia maxiemendamento e fiducia

Nei prossimi giorni l’esecutivo potrebbe portare il disegno di legge in Aula presentando un maxiemendamento su cui chiederà il voto di fiducia

ddl-scuolaMatteo Renzi cambia nuovamente i suoi propositi e sembra sempre più intenzionato a portare avanti la riforma che lui e il suo governo hanno chiamato “La Buona Scuola” ma che non piace a nessuno. Non piace alle opposizioni, non piace ai sindacati, non piace agli insegnanti e spesso non piace neanche ai presidi, coloro che avranno più poteri se il provvedimento passasse. Il premier fa orecchie da mercante e tira dritto, ripetendo come un disco rotto che “le riforme vanno fatte”.

Incurante dello schiaffo elettorale ricevuto alle ultime elezioni regionali, Renzi si dimentica della conferenza sulla scuola annunciata dal salotto di Bruno Vespa, nel corso della quale aveva detto di voler ascoltare sindacati, studenti e famiglie. Non sarà così. A quanto pare, il premier sarebbe intenzionato a far approvare la riforma della scuola con un maxiemendamento che il governo presenterà dopo martedì, giorno in cui i relatori del Pd discuteranno in Commissione Cultura le loro nuove proposte, che probabilmente com’è lecito immaginare, saranno rispedite al mittente dalle opposizioni. A quel punto il governo porterebbe il provvedimento in Aula e chiederebbe il voto di fiducia, facendo decadere gli emendamenti che eventualmente potrebbero essere proposti. In questo modo, ai primi di luglio la Buona Scuola, nelle intenzione dell’esecutivo dovrebbe essere legge.

La decisione di forzare la mano, fanno sapere i collaboratori del premier, risponde a una “valutazione politica” riguardante il calendario dei prossimi provvedimenti. La preoccupazione di Renzi e dei suoi fedelissimi risiederebbe nel fatto che lasciarsi condizionare dalla minoranza Pd su questo provvedimento, significherebbe farsi condizionare anche sulla riforma della Rai e sulle riforme costituzionali (modifica del Senato e del titolo V), che il premier non riuscirebbe a far approvare prima del 2018, anno in cui ci saranno le prossime elezioni politiche. L’ipotesi fiducia prende corpo con il passare delle ore e appare un rischio che Renzi è intenzionato a correre. Rivolgendosi alla minoranza, avverte: “Se vogliono far cadere il governo, facciano. Lo spiegheranno loro ai precari e al Paese”.

Minoranza Pd che è tornata a farsi sentire in queste ore. Roberto Speranza, dice “Servono modifiche” mentre Gianni Cuperlo, osserva: “Il premier ha speso lunedì parole impegnative che ho apprezzato, dicendo che vuole riprendere una discussione e un ascolto. Condizioni che non piegano verso il voto di fiducia, della serie prendere o lasciare”.

Le opposizioni, insieme a sindacati e studenti, continuano a giudicare un ricatto quello di rimandare le assunzioni. Il Movimento Cinque Stelle ha fatto sapere in queste ore di non essere disposto a ritirare gli emendamenti al ddl Istruzione, perchè “sono tutti emendamenti di merito” e ha chiesto di stralciare la parte sulle assunzioni dei precari e approvare velocemente solo quella. Una posizione condivisa anche da Sel, che con Nicola Fratoianni ricorda a Renzi di “avere avanzato decine di volte lo stralcio della parte relativa alla stabilizzazione dei docenti precari, dicendo che avremmo votato anche noi subito un decreto per la loro assunzione”.

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