Strage in Tunisia: primi arresti per l’attacco terroristico di Sousse

Scattati i primi arresti: in prigione e sotto interrogatorio un gruppo di persone sospettate di far parte di una cellula terroristica guidata da Seifeddine Rezgui, autore delle carneficina. Quest’ultimo non avrebbe agito da solo ed è giunto sulla spiaggia a bordo di un utilitaria. In passato avrebbe lavorato come animatore in alcuni villaggi turistici della zona

strage TunisiaTunisi, 30 giugno – La Tunisia è ancora sotto shock dopo l’attacco terroristico di venerdì scorso sulla spiaggia di Sousse dove 38 turisti occidentali hanno perso la vita. Le immagini dei cadaveri riversi sulla spiaggia hanno fatto il giro del mondo suscitando rabbia e indignazione che si mischiano al dolore dei familiari delle vittime. Forte è la preoccupazione della comunità internazionale difronte alle barbarie messe in atto dalla follia di uomini reclutati e addestrati dall’Isis che da tempo semina il terrore in tutto il mondo dimostrando di poter colpire ovunque e in qualsiasi momento in nome della jhad, la guerra santa contro gli infedeli.

Un venerdì contraddistinto dal sangue, con attacchi terroristici anche in Kuwait e in Francia dove è stato decapitato il primo occidentale, macabra esecuzione con cui i cosiddetti “tagliagola” giustiziano i prigionieri caduti nelle mani dello Stato Islamico. Il venerdì del terrore, come è stato definito da molti, non a caso cade in coincidenza con la seconda settimana di Ramadam, il mese sacro per i fedeli islamici in cui praticano il digiuno.  Secondo la tradizione mussulmana, è il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per la salvezza degli uomini.

Nelle ultime ore è spuntato un video che mostra uno dei terroristi che dopo aver compiuto la strage cerca di fuggire lungo la spiaggia dove corre da solo con il kalashnikov in mano e nessuno che lo insegue. Dall’inizio della sparatoria sono trascorsi circa 30 forse 40 minuti ed è proprio su questo aspetto che si è innescata la polemica sul ritardo dell’intervento da parte della polizia tunisina. Quello che emerge è una triste verità, la strage si sarebbe potuta evitare se ci fosse stato un miglior coordinamento tra la sicurezza dell’albergo e le forze dell’ordine.

Per far fronte a questa falla nel sistema di sicurezza il Governo tunisino ha dispiegato una polizia turistica, con circa mille agenti armati a protezione dei resort, per prevenire nuovi attacchi. Inoltre il ministro dell’Interno tunisino Mohamed Najem Gharsalli ha ribadito che nella lotta antiterrorismo occorre anche un maggior coinvolgimento attivo della popolazione nel segnalare comportamenti o persone sospette.

Nonostante le nuove misure di sicurezza adottate dal Governo non si arresta la fuga di turisti dal Paese nord-africano. Qualcuno è rimasto a Sousse, dove è avvenuta la strage, ma molti, moltissimi sono i vacanzieri che stanno lasciando le località balneari. Si parla di stagione appena iniziata e già finita, un durissimo colpo per l’economia nazionale il cui settore trainante è proprio quello turistico.

Intanto Najem Gharsalli ha annunciato alla stampa un primo risultato delle indagini: un gruppo di persone sospettate di essere legate ad una cellula terroristica con a capo Seifeddine Rezgui, il 24enne autore del massacro ucciso dalle forze dell’ordine durante uno scontro a fuoco, è stato arrestato. In particolare sono 7 le persone finite in prigione e interrogate dalla polizia di cui due sono stati fermati a Sousse, uno a Tunisi e un altro a Kasserine.

Alcuni particolari emergono anche su Seifeddine Rezgui: non era solo e non è arrivato via mare ma è stato accompagnato da qualcuno a bordo di un utilitaria. Il Ministro dell’Interno ha lasciato intendere che Rezgui in passato avrebbe lavorato come animatore in alcuni villaggi della zona e probabilmente anche presso l’Hotel Riu Imperial, uno dei resort assalito dai terroristi. Ciò spiegherebbe il motivo per cui sapeva come muoversi all’interno della struttura. Circostanza smentita dalla direzione dell’hotel che ha escluso il fatto che Seifeddine abbia lavorato come proprio dipendente.

Secondo la stampa britannica Rezgui, quest’anno avrebbe lasciato per tre mesi l’appartamento di  Kairouane dove il giovane studiava e viveva con altri studenti. La sua destinazione era un campo di addestramento dell’ Isis in Libia dove si sarebbe procurato anche l’arma della strage. Secondo quanto rilevato dalla presidente dell’associazione sindacale studentesca dell’Union général des étudiants tunisiens (Uget), Ammani Sassi, che ha affiancato Rezgui nella sua attività sindacale all’Università di Kairouan, il giovane era alla guida di una cellula terroristica di 5 persone delle quali una di ritorno dalla Siria e ancora attiva a Kairouan. Gli investigatori stanno verificando tali informazioni collaborando anche con 16 ufficiali di Scotland Yard.

La Gran Bretagna è infatti il Paese che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane nel terribile attentato dello scorso 26 giugno. Per tale motivo  il governo inglese ha deciso di inviare in Tunisia 28 esperti tra cui membri delle squadre di dispiegamento rapido del Foreign and Commonwealth Office (Fco), della Croce rossa britannica e del ministero della Difesa.

Intanto mentre si cerca di ricostruire la dinamica dei fatti di quel venerdì si apprende che il numero delle vittime inglesi potrebbe salire a 30. Al momento le autorità britanniche hanno accertato le identità di 16 connazionali morti: gli altri identificati sono una irlandese, un portoghese, un tedesco e un belga. E’ allerta massima, infatti David Cameron ha annunciato che la sicurezza è stata rafforzata in tutto il Paese.

Sul luogo della strage la gente continua a portare fiori in omaggio alle 38 vittime innocenti. Sulla spiaggia, che è stata riaperta, i Ministri dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, la britannica Theresa May e il tedesco Thomas de Maizière insieme al loro omologo tunisino Najem Gharsalli hanno osservato un minuto di silenzio prima di deporre delle corone di fiori e hanno ribadito la loro vicinanza al Paese nord-africano nella lotta al terrorismo: “La Tunisia non è sola davanti al terrorismo”.

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