Grecia, Tsipras fiducioso sull’accordo. Intanto crescono le quotazioni del “sì”

Della stessa linea il premier e Varoufakis; Tsipras afferma: “Più forte sarà il no, migliore sarà l’intesa per i greci; altrimenti avremo quella cattiva che ci hanno proposto”. Il ministro delle finanze aggiunge: “Se vince il sì mi dimetto”. Intanto dai sondaggi si registra un aumento dei favorevoli all’accordo: la maggioranza dei greci vuole restare nell’euro

alexis.tsipras.yanis.varoufakisIl premier greco Tsipras parlando con la tv Antena ha delineato i due scenari possibili a seconda del risultato del referendum del 5 luglio: “Non bisogna trasmettere ai cittadini allarmismo, avremo un accordo 48 ore dopo il referendum. Questo accordo può essere il cattivo accordo che ci hanno proposto o uno migliore. Quanto più forte sarà il ‘no’, migliore sarà l’accordo. Se invece vincerà il ‘sì’, avremo un accordo non sostenibile. Rispetterò il risultato sia quel che sia e avvierò i procedimenti previsti dalla Costituzione”. Tsipras conferma dunque la possibilità di dimissioni nel caso in cui esca sconfitto dalla giudizio popolare di domenica. Della stessa linea si mostra il ministro delle finanze Varoufakis, infatti in caso dell’accettazione del piano dei creditori da parte dei greci il ministro dell’Economia ateniese rassegnerà le dimissioni, come da lui stesso anticipato.

Il referendum è dunque il fattore sul quale si giocherà il futuro della Grecia; negli ultimi sondaggi locali i “sì” salgono al 44,8%, mentre i “no” arretrano al 43,4%, ma gli indecisi sono ancora moltissimi e probabilmente saranno proprio loro a condizionare il risultato di domenica sera. E’ rilevante il dato che attesta che il 74% dei greci voglia restare nell’Eurozona mentre solo il 15% è favorevole al ritorno alla dracma. Per Bloomberg, invece, i “no” mantengono ancora il vantaggio con il 43% dei voti, contro il 42,5% dei “sì” e il 14,5% di indecisi. Confermato il consenso schiacciante alla domanda sulla permanenza nell’euro: l’81% del campione vuole rimanere nell’euro mentre solo il 12% è favorevole a tornare alla valuta nazionale. Queste questioni potranno essere risolte solo con i risultati delle urne sempre che il Consiglio di Stato non accolga le obiezioni degli avvocati sulla costituzionalità del referendum, sul quale nutre notevoli perplessità. Infatti l’organo statale greco è stato chiamato a valutare la validità del referendum da un ricorso presentato da due cittadini, uno dei quali sarebbe un ex giudice del Consiglio di Stato vicino a Nea Demokratia, secondo i quali, il voto violerebbe la Costituzione in quanto pone un quesito che riguarda le finanze pubbliche, oltre a non essere esposto in termini chiari.

Per quanto riguarda gli oppositori di Tsipras, tra i creditori il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, avvisa i greci: “se voteranno ‘no’ sarà incredibilmente difficile mettere in piedi un nuovo salvataggio”, anche il presidente francese Francois Hollande spera che vincano i ‘sì’: “altrimenti entreremmo in una dimensione sconosciuta”. Oggi anche il Pasok, il partito socialista greco, ha invitato i suoi elettori e il popolo greco a votare sì “all’Europa e all’euro”. Da parte nostra il presidente del Consiglio Renzi dice che la Grecia dovrà tornare al tavolo delle trattative: “Atene non uscirà dall’euro. Il referendum chiesto da Tsipras è stato un errore”. Secondo il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, la vittoria del “no” non rafforzerà la posizione negoziale di Atene, ma provocherà l’effetto opposto: “La situazione è più complicata rispetto a una settimana fa”.

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