Acqua pubblica: la Corte Costituzionale boccia la governance sui servizi idrici in Campania

Illegittima la normativa introdotta dalla Giunta Caldoro. M5S: “Accolto nostro ricorso”

Acqua pubblica_Campania“La Corte Costituzionale si è espressa sulle normative introdotte dall’ex presidente della Regione Stefano Caldoro, bocciando di fatto la nuova governance sui servizi idrici introdotta in Campania”. Lo ha affermato il deputato del Movimento Cinque Stelle Luigi Gallo dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito come siano gli ATO (cioè i comuni) e non l’ente regionale a dover decidere in merito all’acqua pubblica.

Avevano firmato il ricorso oltre ai parlamentari campani pentastellati, anche numerosi cittadini e comitati/associazioni ambientaliste operanti in Regione. “Oggi – afferma Gallo – la Consulta ci dà ragione, dicendo che è illegittimo il governo regionale quando vuole sottrarre il potere dei sindaci sulla gestione del servizio idrico ed affidarlo alle lobby dell’acqua”.

Il deputato, ha poi sottolineato come questa pronuncia sia molto importante, in quanto “permetterà ai primi cittadini di non firmare la convenzione con la Regione per aderire ai nuovi enti d’ambito EIATO e dà man forte ai consiglieri comunali M5S della provincia di Napoli, da mesi portatori di una battaglia che interessa tanto i cittadini e poco – conclude – ad alcune amministrazioni comunali che hanno già sottoscritto la convenzione”.

Sulla sentenza della Corte Costituzionale è intervenuto anche Stefano Graziano (PD), che ha sottolineato come sulla gestione dei servizi idrici sia “fallito un colpo di mano di Caldoro” e come sia necessario operare subito un “riordine del settore”. Il neoconsigliere regionale ha affermato: “Ora che anche la Consulta ha bocciato un provvedimento che metteva la Gori in una condizione di vantaggio, dobbiamo subito delineare i nuovi ATO e abolire la struttura di missione che in virtù della competenza statale nella determinazione delle tariffe è del tutto inutile”.

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