Referendum in Grecia: fallito miseramente il tentativo di sabotare il risultato a favore del Sì

La società GPO ha reso noto un sondaggio politico, secondo cui la maggior parte dei greci avrebbe votato a favore dell’ultimatum dei creditori nel referendum di domenica 5 luglio ed è stato pubblicato da decine di mezzi di comunicazione, tra cui le principali agenzie di stampa estere. Inoltre la compagnia telefonica Wind Hellas è intervenuta, proprio mentre il Paese era nel caos tra  i sondaggi falsi, con una campagna di marketing ad hoc. Il gruppo offriva gratuitamente, dall’1 al 7 luglio, 1.500 minuti di chiamate sulla rete nazionale e 1.500 mega di Internet mobile a tutti quelli che invieranno un sms con scritto “1.500 Nai”

OxiI media greci hanno pubblicato risultati falsi e manipolati di un sondaggio politico, secondo cui la maggior parte del popolo greco avrebbe votato “sì” alle proposte dei creditori internazionali al referendum. Successivamente è seguita una smentita da parte della società responsabile dell’indagine, in cui si affermava che i dati diffusi erano frammentari e falsi e non erano stati redatti dalla compagnia stessa. La diffusione è stata ritirata con un comunicato al vetriolo e minaccia di querele. Il sondaggio non era inventato ma incompleto, però è arrivato ai quotidiani e ai siti prima che fosse ultimato. Un caso che si aggiunge all’economia bloccata e al ricorso al Consiglio di Stato sulla incostituzionalità del referendum stesso, che ha avuto come effetto quello di aumentare ulteriormente il disordine.

Prima della chiusura delle banche greche, il “no” all’ultimatum dei creditori era dato al 57%, mentre il “sì” al 30% e gli indecisi si attestavano al 13%. Dopo l’annuncio della chiusura forzata delle banche e le limitazioni sui prelievi contanti, i “no” ai creditori sono scesi al 46%, mentre i “sì” sono cresciuti al 37% e gli indecisi sono saliti al 17% degli intervistati. Ciò a dimostrazione della complessa manipolazione a cui la consultazione popolare è andata incontro.

Ad aggravare la situazione la notizia di un’iniziativa della compagnia telefonica Wind Hellas che ha offerto gratuitamente, dal 1° al 7 luglio, 1500 minuti di chiamate sulla rete nazionale e 1500 MB di internet mobile a tutti quelli che scriveranno “1500 Nai”. D’altronde è ipotizzabile che la compagnia telefonica abbia sperato in una vittoria del sì che avrebbe messo in crisi il governo Tsipras. Il premier, infatti, non intendeva soltanto tassare le frequenze televisive, finora gratuite, ma ha deciso di vendere la banda ultraveloce agli operatori al doppio del prezzo del precedente esecutivo. Insomma non è propriamente un amico delle grandi aziende di tlc. Wind Italia ha subito specificato di non avere alcun rapporto con l’omonima compagnia ellenica e si dichiarata estranea a questa iniziativa.

In merito all’opera sistematica di disinformazione, tesa a minimizzare l’impatto che l’uscita della Grecia dall’euro potrebbe avere sulle economie e sui conti pubblici europei, si è espressa venerdì Maria Cannata, la dirigente del ministero del Tesoro italiano responsabile del debito pubblico, che ha contestato le stime di Standard & Poor’s secondo cui l’Italia si troverebbe a dover sopportare un costo di circa 11 miliardi di spesa per gli interessi. “Si tratta di una stima molto aggressiva – ha detto Cannata – e non capiamo come sia stata fatta”. La dirigente, però, non ha voluto fornire cifre e stime del Tesoro.

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