Ddl scuola, oggi la decisione finale alla Camera, proteste davanti Montecitorio. Domani il voto

I docenti e i sindacati contestano la “truffa mediatica” sui numeri: 45mila neossunti entreranno in servizio a settembre per coprire posti lasciati liberi per il normale turn over. Previsto in piazza sit in di protesta con la presenza di sindacati, M5S e Sel al fianco degli insegnati

precario scuolaL’iter parlamentare del Ddl di riforma della scuola è alle battute finali. Oggi infatti, il testo tornerà alla Camera dopo esser stato modificato al Senato e domani ci sarà il voto finale con il quale diventerà legge dello Stato. I numeri della maggioranza sono solidi e il ddl dovrebbe passare senza problemi.

Ma fuori dall’Aula continueranno le proteste, per poi spostarsi da settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico nelle scuole. Docenti, rappresentanze sindacali (Flc-Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Cobas) ed esponenti delle opposizioni (M5S e Sel), oggi saranno presenti in piazza Montecitorio per protestare contro una riforma che considerano lesiva di diritti e libertà del mondo della scuola.

Tra i punti più contestati della riforma voluta da Matteo Renzi ci sono il ruolo del preside manager, la valutazione degli insegnanti, i criteri per l’assunzione dei precari, gli sgravi fiscali per le paritarie e lo school bonus. Per quanto riguarda le assunzioni, i sindacati contestano una sorta di “truffa mediatica” sui numeri, visto che i 45mila che entreranno in servizio a settembre serviranno solo a coprire posti lasciati liberi da chi andrà in pensione e che quindi i nuovi ingressi, scatteranno solo dal 2016 e saranno “appena” 55mila. I precari storici dovranno aspettare il concorso. In realtà il governo non dice che c’è una sentenza della Corte di Giustizia Europea che impone all’Italia di assumere 250mila prof. Altro punto molto contestato è il ruolo del preside manager, in particolare la facoltà di chiamata diretta dei docenti e di assegnazione di premi agli insegnanti più meritevoli.

Il premier, per la smania di voler portare a tutti i costi a casa questa riforma, annunciando di voler ascoltare ma poi negandosi al dialogo, viene accusato di aver tradito il “Popolo della Scuola”. E l’annuncio del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini di voler dialogare della riforma sulla sua pagina Facebook, viene visto dai docenti come l’ennesima presa in giro da parte del governo. Gli insegnanti non credono alla sua disponibilità e le chiedono di presentarsi oggi pomeriggio al sit in di Montecitorio o di dimettersi.

In queste ore, le sigle presenti all’appuntamento di Montecitorio (fissato per le ore 16.00), dicono: “Non possiamo permettere all’esecutivo di cambiare in maniera così autoritaria la scuola di tutti. Saremo uniti per difendere la scuola e ci batteremo sempre”. Se la riforma passera e c’è ragione di crederlo, si annuncia un autunno molto caldo per il governo. Torrido come questi primi giorni di luglio.

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