Ddl scuola, proteste in piazza e in rete: decine i gruppi nati su Facebook, i docenti si organizzano per dare battaglia

Mentre il ministro dell’Istruzione Giannini “ormai a giochi fatti” ha lanciato l’idea di un confronto su Facebook con il mondo della scuola, proprio sul popolare Social network fioccano le iniziative per smontare la riforma

protesta docentiDomani probabilmente ci sarà il voto finale sul Ddl di riforma della scuola che oggi sta concludendo il suo iter parlamentare che ha visto bocciare tutti gli emendamenti proposti dalle minoranze, mentre fuori la Camera dei Deputati, si riuniscono rappresentanze sindacali, esponenti di associazioni e coordinamenti, nonché parlamentari delle opposizioni. Ma la protesta viaggia ormai da mesi anche nelle piazze virtuali dei Social network, dove fioccano i gruppi intenti a cambiare i punti più contestati della riforma, come quello che assegna numerosi poteri alla figura del preside.

Ci sono gruppi riguardanti gli abilitati (Tfa o Pas), che chiedono una valorizzazione del loro titolo nel prossimo concorso e poi c’è chi si pone un progetto ancor più ambizioso: farsi promotore di un referendum abrogativo. “Pronti per la raccolta firme referendum abrogativo ddl La buona scuola” (questo è il nome del gruppo), ha raggiunto da quando è stato creato (ad inizio maggio) 67mila iscritti.

A livello politico, l’ipotesi di referendum è stata avanzata dal Movimento Cinque Stelle e da Pippo Civati (ex Pd) che starebbe lavorando in tal senso con il suo movimento politico “Possibile”.

Quella del referendum abrogativo è un’ipotesi ambiziosa e impegnativa. Servono 500mila firme solo per proporlo. La strada giusta potrebbe essere quella indicata dal professor Giovanni Cocchi, autore di un cliccatissimo video in risposta allo spot di Renzi alla lavagna, che afferma “Intestarsi il referendum costituirebbe un grave errore se non addirittura un grave danno. Quando si combatte una legge ingiusta, è doveroso – oltre che più convincente – saper indicare un’alternativa giusta”. Tradotto: se il mondo della scuola vuole vincere questa battaglia deve restare unito e convincere che la “Buona Scuola” non è quella indicata dal governo ma c’è n’è un’altra che viene dalla società civile, quella sì realmente discussa e condivisa.

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