Rapporto Ocse sulla disoccupazione: il 42,7% dei giovani non trova lavoro

Con la crisi il tasso di disoccupazione cresce sempre di più. L’Ocse rileva lievi margini di miglioramento ma il deficit occupazionale non potrà essere sanato entro il 2016

disoccupati“Più di una persona su 4 di età uguale o inferiore ai 29 anni in Italia non è né occupato né cerca lavoro”, lo ha dichiarato l’Ocse nel suo Employment outlook. La percentuale di disoccupazione giovanile, secondo il rapporto, nel 2014 è aumentata del 2,7% arrivando a soglia 42,7%.

Tra il periodo prima e dopo la crisi le differenze in materia di occupazione si sono fatte sentire. I dati Ocse ci riportano un salto di sei punti dal 2007 passando dal 6,1% al 12,7%. In pratica parliamo di oltre 43 milioni di disoccupati in tutta l’area Ocse (11 milioni in più dal periodo pre crisi). E di questi una buona parte sono giovani.

“La disoccupazione giovanile è rimasta a livelli molto elevati in alcuni paesi dell’Ocse, da qui il timore che le prospettive lavorative di molti giovani usciti da poco dal sistema scolastico siano compromesse in modo permanente”, denuncia l’Ocse. Tra questi paesi spiccano oltre all’Italia la Spagna e la Grecia, gli stati non a caso più colpiti dalla crisi economica.

Nella classifica dei giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, infatti l’Italia con una percentuale del 25% compare al terzo posto dopo Grecia e Turchia. Una percentuale che “si è impennata del 40% dall’inizio della crisi, operando un ampio divario con la media Ocse”.

La conseguenza di questo alto tasso di disoccupazione è da un lato l’aumento dei contratti precari e dall’altro la diminuzione del salario medio. “Solo il 55% delle persone che entrano nel mercato del lavoro cominciando con un lavoro temporaneo – secondo il rapporto – hanno un contratto permanente dieci anni dopo in Italia, uno dei dati più bassi dell’Ocse”. E ad oggi il tasso di lavoratori under 25 con contratti precari tocca il 56% (con un aumento di 14 punti percentuali dal 2007 e quasi 30 dal 2000).

Riguardo i salari medi, invece, le statistiche non sono solo in discesa: nel 2014 è stato registrato un aumento complessivo dello 0.8%. In compenso però rispetto al 2007 c’è stata una diminuzione dello 0,4%, con un’eccezione di relativa stabilità nel 2013. “Il mix occupazionale si è spostato più verso lavoro part time e lontano dai posti di lavoro in manifattura e costruzioni, cosa che può rendere più difficile per alcuni trovare lavoro, tanto che la disoccupazione a lungo termine rimane inaccettabilmente alta”, ha dichiarato in conclusione l’Ocse.

Ma cosa ci riserverà il futuro? La risposta degli economisti è categorica: “La disoccupazione si manterrà a livelli elevati da qui a fine 2016. L’occupazione cresce ancora troppo lentamente per chiudere il divario occupazionale indotto dalla crisi in tempi brevi”. Un barlume di speranza, soprattutto per i giovani, sembra essere quella che l’Ocse chiama una “graduale riduzione” della disoccupazione.

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