La crisi ora colpisce i 40enni, a dirlo è l’Inps

Secondo l’Inps la crisi che colpisce il nostro paese ha cambiato il profilo dei soggetti a rischio povertà; ora nel mirino ci sono i 40enni e secondo Boeri, “la crisi ha colpito chi era già più in difficoltà” 

crisiLa lunga crisi che affligge l’Italia ormai dal 2007 ha ora modificato il profilo dei soggetti a rischio povertà: le persone ad essere maggiormente colpite non sono più i minori e gli anziani ma adulti tra i 40 e i 59 anni, con un incremento del 70% nella fascia 50-59 anni. E’ questo quanto è emerso dal rapporto annuale 2014 dell’Inps presentato ieri alla Camera, che evidenzia, così, l’impatto sociale della recessione, nonché “le persone già fuori dal mercato del lavoro, tipicamente le persone con più di 70 anni, sono quelle che hanno sofferto meno gli effetti della crisi”; ma non è finita qui’.

Il calo di crescita dal 2008 al 2013 ha esposto anche quei nuclei familiari che fino ad ora erano ritenuti a basso rischio povertà; in bilico ora ci sono: le famiglie monoparentali under 60 che hanno registrato il 57% in più di poveri; le famiglie numerose di soli adulti, “tra i quali i poveri sono aumentati dell’80%”; le coppie senza figli under 60 (50% in più di poveri). Ma non è solo il decremento della crescita ad aver aumentato le possibilità di povertà nelle famiglie italiane: anche i figli (più di 2) espongono le famiglie ad un rischio povertà maggiore, in quanto, secondo l’Inps “si registra una crescita dei tassi di povertà al crescere del numero di figli”.

Non ci sono novità per quanto riguarda l’analisi dei rischi povertà su base territoriale, infatti, permane una forte distanza tra i tassi Nord e Sud che tra il 2008 e il 2013 è fortemente aumentata. Prima del 2008 il gap tra il tasso di povertà Nord – Sud era di 24 punti percentuali (11% al Nord e 35% al Sud), mentre ultimamente, questo è salito ai 30 punti percentuali (14% al Nord e 43% al Sud); tuttavia, l’Inps ha evidenziato che: “E’ il Nord-Est l’area del paese che ha fatto registrare gli incrementi proporzionalmente maggiori del numero di poveri (+61%), seguita dal Centro (+50%) e dal Nord-Ovest (+33%).

Secondo l’Inps la classe di età che ha subito l’aumento relativamente maggiore del numero dei poveri sono i disoccupati con più di 50 anni, il cui numero è più che triplicato nell’arco di 6 anni, ma le notizie sconcertanti non sono terminate: “Tra il 2008 e il 2013, il 10% più povero della popolazione ha sperimentato una contrazione reale del proprio reddito di oltre un quarto, mentre il 10% più ricco ha subito un calo del proprio reddito disponibile del 5%: “la crisi insomma ha colpito chi era già più in difficoltà e oggi in Italia ci sono 15 milioni di poveri”, queste le parole di Tito Boeri, Presidente del’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che illustra un quadro completamente diverso da quello presentato dal premier Matteo Renzi che, nell’ultimo discorso alla comunità Europea ha dichiarato che gli Italiani sono più ricchi.

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