Chi è Nello Trocchia, il giornalista (senza scorta) minacciato dalla camorra

Per le sue inchieste scomode sulla mafia, Trocchia è stato minacciato da un boss in carcere. Nelle intercettazioni, il camorrista parlando con il fratello, dice: “Al giornalista devo spaccargli il cranio”

Nello TrocchiaNello Trocchia è un giornalista de Il Fatto Quotidiano, del programma Tv La Gabbia in onda sull’emittente La7 e del mensile l’Espresso. Nato a Nola nel 1982, è autore di numerose inchieste sulla mafia e in particolare sul clan dei Casalesi e sui loro affari nel settore dei rifiuti. Recentemente, è stato minacciato da un boss finito in carcere proprio a causa di una sua inchiesta. Durante un’intercettazione datata 10 giugno scorso, si sente il camorrista telefonare al fratello e dire: “Al giornalista devo spaccargli il cranio”. Pur essendo passati più di 35 giorni, nessuna misura di sicurezza nei confronti di Trocchia è stata predisposta. Questo, nonostante dalla conversazione intercettata si capisca come i due fratelli conoscano molto bene i movimenti del giornalista campano.

“Cronista d’inchiesta di razza”, come lo definisce il Corriere della Sera, Trocchia è autore del libro “Federalismo criminale” (Nutrimenti, 2009), nel quale vengono raccontate per la prima volta le storie dei comuni italiani sciolti per mafia. Successivamente viene pubblicato “La Peste” (Rizzoli, 2010), libro scritto a quattro mani insieme all’ex vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano e nel quale viene raccontato il disastro rifiuti in Campania, cominciato negli anni ’80 ma ancora lontano dal vedere una fine. Sodano e Trocchia ci raccontano nel libro di un mondo, un “sottobosco” quello dei rifiuti, dove si confondono criminali e politici, imprenditori e faccendieri. L’ultimo suo volume dato alle stampe è “Roma come Napoli” (Castelvecchi, 2012) scritto con Bonaccorsi e Sina, sul grande affare rifiuti nel Lazio. Non solo libri, Trocchia ha condotto negli scorsi anni una trasmissione radiofonica sui temi di mafia e corruzione. E poi tanti articoli, che scrive con regolarità nel suo blog sul Fatto.

Nell’articolo dal titolo “Giornalismo e minacce: chi ama il suo lavoro non ha paura di nulla” (9 luglio 2015), il giornalista scrive: “Quando ho saputo delle minacce, ho avuto una sola idea: continuare a fare il mio mestiere, con lo stesso impegno. Nulla più. Penso ai cronisti che lavorano nei territori divorati dalle mafie, non solo al Mezzogiorno, spesso sottopagati e precari. Non subiscono solamente intimidazioni, ma querele temerarie e richieste di risarcimenti. Il combinato delle minacce e delle querele rappresenta una nuova mordacchia, un macigno sulla libertà d’informazione. Tutto ciò che possiamo fare è lavorare con passione”.

Nel frattempo, in queste ore, si susseguono le richieste da parte della politica (Pd, Sel, M5S, etc.) affinchè il ministro dell’Interno Alfano si attivi subito nel predisporre misure di sicurezza nei confronti del giornalista. Anche a noi di NapoliTime, ci sembra che non si possa continuare a perder tempo in questo modo e di fronte a minacce tanto gravi.

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