Fmi: di questo passo occorreranno 20 anni per ridurre il tasso di disoccupazione

Il Fondo Monetario Internazionale pubblica il rapporto sulla disoccupazione. Per intraprendere definitivamente la strada della ripresa è necessaria un’azione collettiva più incisiva e più riforme

FmiAlto tasso di disoccupazione e ripresa economica ancora lenta.  Questo è quanto emerge dal rapporto annuale sull’economia dell’Eurozona del Fondo Monetario Internazionale. 20 anni è il periodo previsto perché la disoccupazione in Italia ritorni ai livelli pre-crisi.

“Senza un’accelerazione significativa della crescita ci vorranno quasi 10 anni in Spagna e quasi 20 anni in Portogallo e in Italia per ridurre il tasso di disoccupazione a livelli pre-crisi”, scrive il Fmi. Nel nostro Paese il tasso naturale di disoccupazione è destinato a restare molto alto, “più alto di quello visto durante la crisi”. A confermare questa situazione arriva anche la Cgia di Mestre che parla di 932.000 posti di lavoro in meno dal 2007 ad oggi. Le regioni più colpite restano quelle del Sud, con 129.000 lavoratori disoccupati in Campania, 168.000 in Sicilia e 100.000 in Puglia.

Secondo il Ministero dell’Economia però “la stima del Fmi è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte”. Infatti “i dati sull’andamento del mercato del lavoro degli ultimi mesi – continua il Ministero – sembrano confermare l’impatto dell’azione congiunta delle riforme e della leva fiscale con risultati migliori delle aspettative”.

Ed è proprio sulle riforme, d’altronde, che punta anche il Fondo Monetario Internazionale. Cinque tipi di interventi, o meglio cinque raccomandazioni, che vanno dal mettere in atto “la pianificata riforma dell’amministrazione pubblica” all’adottare “ulteriori misure per migliorare l’efficienza della giustizia civile”. Guadagna le lodi dell’Europa anche il Jobs Act. Per il Fmi la riforma servirebbe a creare “un sistema universale di sostegno condizionato alla ricerca di lavoro e alla formazione”.

La quarta raccomandazione descritta nel rapporto, invece, riguarda una “ulteriore decentralizzazione della contrattazione salariale attraverso una maggiore flessibilità nei contratti nazionali”. L’ultimo punto, infine, si concentra sulla Legge annuale sulla competizione. L’obiettivo è quello di superare le barriere regolamentari innalzate in settori come il commercio al dettaglio e i trasporti.

Nonostante la ripresa economica dell’Eurozona, le riforme e le raccomandazioni però il rischio di shock negativi resta ancora molto alto. E la stagnazione è sempre in agguato. “La debole prospettiva di medio termine e il limitato spazio di manovra rende l’Eurozona vulnerabile a shock che potrebbero indurre a un prolungato pericolo di bassa crescita e inflazione”, spiega il Fondo Monetario Internazionale. Da qui la necessità di una “più forte azione collettiva per consolidare la ripresa”.

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