Libia: pena di morte per Gheddafi junior

La Corte di Tripoli ha condannato alla pena di morte Saif al Islam figlio di Muammar Gheddafi. Nell’ambito dello stesso processo, iniziato nell’aprile 2014, sono stati condannati altri esponenti del regime dell’ex rais libico. Sono accusati di crimini di guerra e di aver represso le proteste pacifiche durante la rivoluzione

GheddafiTripoli, 28 luglio – Secondo quanto riferito dall’emittente araba al Jazeera, Saif al Islam, il secondogenito di Muammar Gheddafi è stato condannato alla pena di morte per fucilazione da un tribunale di Tripoli nell’ambito di un processo che vede sul banco degli imputati anche altri esponenti del regime del ex dittatore libico catturato al culmine della rivolta del 2011 e morto nell’ottobre dello stesso anno. L’accusa è di genocidio.

La corte libica ha condannato a morte anche l’ex capo dell’intelligence libica Abdullah al Senussi e l’ex premier libico Baghdadi al-Mahmoudi, arrestato nel 2011 dopo la caduta del regime. Sono accusati di crimini di guerra e di aver represso le proteste pacifiche durante la rivoluzione.

Saif era considerato il delfino del rais: stesso pugno di ferro e stessa crudeltà del padre Gheddafi, destinato ad essere il suo successore se la “Primavera araba” non avesse cambiato le sorti del Paese. Saif durante la guerra civile era il portavoce del governo. Nel maggio 2011 la Corte penale internazionale aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti per crimini contro l’umanità. Dopo la caduta del regime si diede alla fuga terminata nel novembre del 2011 quando fu catturato, da parte di un gruppo di ribelli libici, al confine tra la Libia e il Niger.

Dal 19 novembre 2011, giorno del suo arresto, si trova nella prigione di Zintan, a 180 km a sud-ovest di Tripoli. I miliziani di Zintan si sono sempre rifiutati di consegnare Saif al-Islam al governo di Tripoli, anche se lo scorso anno hanno accettato l’apertura del processo a carico del figlio di Gheddafi, nella capitale libica.

Il processo, che vede sul banco degli imputati 37 persone, si è aperto nell’aprile 2014, prima che il caos travolgesse la Libia, ora spaccata con due governi paralleli e due parlamenti, uno a Tripoli e un altro a Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale.

Nove imputati condannati alla pena capitale, otto condannati all’ergastolo, sette imputati dovranno scontare 12 anni di carcere, 4 sono stati condannati a 10 anni di reclusione e altri 4 sono stati assolti; queste le condanne decretate dalla Corte di Tripoli. Non sono state ancora rese note le sentenze emesse per gli altri cinque imputati.

Il processo è stato criticato da organizzazioni per i diritti umani. Mentre ieri, alla vigilia del verdetto, il ministro libico della Giustizia, Al-Mabrouk Ghraira Omran, ha lanciato da Beida un appello alla comunità internazionale affinché non riconosca le sentenze: “I giudici – ha detto – lavorano nel timore di omicidi e rapimenti”.

FOTO: tratta da ansa.it

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