La rivoluzione arancione si ferma a Montesanto. Napoli è antidemocratica e vi dico perchè.

Napoli, 2 maggio. Ho avuto l’ardire di usare i mezzi pubblici per i miei incontri di lavoro ed, ahimè, ho scelto di vivere il mio incubo. Diciamo che da quando è in vigore la ZTL, mi sento molto temerario, o meglio costretto ad esserlo per evitare le stratosferiche multe (che “puntualmente” dopo ben 7 anni Equitalia si ricorda di contestarmi, ma mai regolarmente comunicata) ed uso l’auto fino alla fermata della metro per poi proseguire nella giungla cittadina utilizzando i mezzi pubblici.

Fin qui nulla di nuovo, ordinaria quotidianità di centinaia di migliaia di cittadini che si spostano usando bus e metro.

Tutto ok, o quasi. Ho anche gustato una buonissima pizza a pranzo sul lungomare liberato. E passeggiare per quelle strade, una volta ad uso esclusivo di auto e moto, con una splendida giornata di sole, mi stava quasi convincendo che la tanto chiacchierata ZTL, aveva un aspetto positivo.

In realtà l’incubo stava aspettando me e tante centinaia di persone, al varco.

Ore 18,15 circa, mi reco alla stazione metro di Montesanto, destinazione ideale Fuorigrotta. Dopo un’attesa di 30 minuti, una vocina metallica da la notizia. Corse sospese per un guasto ad un treno tra piazza Garibaldi e Montesanto.

A me ed ai tanti sventurati come me, non resta che indirizzarci con un pizzico di terrore negli occhi, verso l’incubo. Direzione stazione della Cumana. Sempre a Montesanto.

Sappiamo tutti che l’attesa media tra una corsa e l’altra è in questi giorni, per il taglio che conosciamo, di circa 40 minuti. E li attendiamo tutti. Secondo dopo secondo, l’affluenza alla fermata della Cumana diviene una fiumana in attesa speranzosa, quasi mistica, di ritornare a casa. Io cerco di raggiungere un luogo di discussione, spero ancora democratico. Ma questa è un’altra storia.

Ed ecco sul fondo del tunnel apparire la luce. Ebbene si, i vecchi e logori vagoni della Cumana di li a poco ci avrebbero condotti a casa. Illusi.

Rapido calcolo a vista, gli utenti in attesa sono senza ombra di dubbio superiori nettamente alla capacità del treno. In assenza di controllo, senza attendere l’uscita dei viaggiatori in arrivo, la fiumana prende letteralmente d’assalto i convogli, con gente che si precipita sui binari per uscire dalla stazione, di corsa.

Nessun controllo dicevo, o meglio l’emergenza è stata gestita in maniera del tutto maldestra dai pochi addetti ai lavori e con grave ritardo.

In breve il treno si riempie, ma l’affluenza è talmente eccezionale da non contenere tutti. Di conseguenza gli esclusi, si sentono in dovere di non consentire la partenza dei convogli. Comincia un’attesa interminabile speranzosi che qualcuno intervenga. Fioccano le chiamate per un’assistenza inesistente ed alle forze dell’ordine che personalmente non ho avuto il modo di veder intervenire, dato il caos.

Dopo una quarantina di minuti interminabili, viene in soccorso un secondo treno e quasi contestualmente fanno capolino i signori della SEPSA, che ci permettono di partire.

Una vergogna per una città di un Paese civile.

Torno a casa ed attraverso le strade del mio quartiere dove fanno, da circa un mese, bella mostra di se, sacchetti di spazzatura portati lì dall’ultimo nubifragio e che nessuno si prende la briga di rimuovere, forse con l’intenzione di sperimentare il compostaggio cittadino.

Io, come tanti, sento di essere stato limitato nella mia libertà di muovermi in questa città.

Con chi ce la dobbiamo prendere? Ed allora la domanda sorge spontanea. E’ opportuno definire zone a traffico limitato, impedendo di fatto l’uso dell’auto, quando poi non esistono alternative di trasporto pubblico efficienti?

L’avventura continua.

La Foto è di Nicola, uno dei tanti che hanno condiviso con me quest’avventura.

6 thoughts on “La rivoluzione arancione si ferma a Montesanto. Napoli è antidemocratica e vi dico perchè.

      1. Grazie per la precisazione. Sembra una considerazione di lana caprina, ma era una provocazione per dire che, se le cose vanno male, a mio avviso bisogna anche interrogarsi sulla società nel suo complesso e sulla stratificazione delle responsabilità. E con questo non sto certo dicendo che i disagi della SEPSA siano una sua responsabilità, ci mancherebbe. Il punto è che da Roma in giù ci si aspetta sempre dagli altri un cambiamento che dipende dalla responsabilità individuale di ciascun cittadino. Quindi nulla di personale, spero di essermi spiegato meglio.

      1. Grazie per la precisazione. Sembra una considerazione di lana caprina, ma era una provocazione per dire che, se le cose vanno male, a mio avviso bisogna anche interrogarsi sulla società nel suo complesso e sulla stratificazione delle responsabilità. E con questo non sto certo dicendo che i disagi della SEPSA siano una sua responsabilità, ci mancherebbe. Il punto è che da Roma in giù ci si aspetta sempre dagli altri un cambiamento che dipende dalla responsabilità individuale di ciascun cittadino. Quindi nulla di personale, spero di essermi spiegato meglio.

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