Cgia di Mestre: la tassa sui rifiuti è aumentata del 25% a fronte di un calo della produzione procapite, colpa del regime di monopolio

Negli ultimi 5 anni le tasse sui rifiuti sono cresciute in media del 25%; la produzione di rifiuti nel 2007 era quasi di 557 kg procapite, nel 2013 la quantità è scesa a poco più di 491 Kg per abitante

discaricaTra il 2010 ed il 2015 si è verificato un caro rifiuti che ha portato ad aumento delle tasse sulla spazzatura. A comunicarlo è l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese) che ha, inoltre, stimato approssimativamente gli aumenti in euro relativi all’asporto dei rifiuti che gli italiani hanno subito. Una famiglia formata da 4 componenti e residente in una casa di 120mq, infatti, in questi ultimi 5 anni ha subito un aumento delle tasse sui rifiuti pari al 25,5%: 75 euro in più che, nel corso di tutto l’anno, hanno portato il nucleo familiare a versare 360 euro di Tari al proprio Comune.

L’aggravio economico relativo ai rifiuti va man mano diminuendo, anche se di poco, in base al numero dei componenti della famiglia e all’ampiezza dell’abitazione: una famiglia di 3 persone residente in una casa di 100mq, infatti, ha subito un aumento del Tari pari al 25,3%; ha pagato, dunque, 57 euro in più per poi versare ogni anno al proprio comune 300 euro di tasse. Se la stessa famiglia, però, abitasse in un appartamento da 80mq, questa avrebbe subito un’aggravio pari al 18,2%, avrebbe pagato 35 euro in più ed avrebbe versato, annualmente, 227 euro di tasse sui rifiuti.

Tuttavia, le famiglie possono ritenersi “fortunate” a riguardo, in quanto, le attività economiche esercitanti in un vano di 200mq, come ristoranti, pub e pizzerie, hanno subito un aumento tasse Tari pari al 47,4%, (+1.414 euro).  Un negozio di ortofrutta di 70 mq, invece, ha registrato un incremento del 42 % (+ 560 euro), mentre un bar di 60 mq ha versato il 35,2% in più, pari ad un aggravio di 272 euro. D Leggermente inferiore, ma altrettanto pesante, l’aumento subito dal titolare di un negozio di parrucchiere (+23,2%), dai proprietari degli alberghi (+17%) e da un carrozziere (+15,8%).

Nel corso degli anni si è passati dalla Tarsu e Tia alla Tares, per poi arivare al Tari, ma per i contribuenti non c’è stato alcun tipo di beneficio; ci troviamo davanti ad un enorme paradosso, in quanto, in questi ultimi 5 anni le famiglie e le attività hanno prodotto una quantità di rifiuti non equiparabile all’importo delle tasse che sono stati costretti a pagare. Dall’inizio della crisi fino ad oggi, infatti, si è registrata una forte contrazione della produzione di rifiuti: se nel 2007 ogni cittadino italiano ne produceva quasi 557 kg, nel 2013 (ultimo dato disponibile) la quantità è scesa a poco più di 491 Kg per abitante.

Responsabili di tutti questi aggravi sono le aziende di raccolta e smaltimento rifiuti che, come afferma Paolo Zabeo della Cgia,”operano in condizioni di monopolio, con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e imprese, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita e la qualità del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in molti casi sono del tutto ingiustificati”.

“Proprio per evitare che il costo delle inefficienze gestionali vengano scaricate sui cittadini – continua Zabeo – la legge di Stabilità del 2014 ha ancorato, dal 2016, la determinazione delle tariffe ai fabbisogni standard. Grazie all’applicazione di questa nuova modalità, è probabile che dall’anno prossimo la tassa sui rifiuti diminuisca”.

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