Miti e riti campani nell’arte filtrati dagli occhi di due artisti svizzeri, al Pan di Napoli

Il fascino, il mistero dei Riti e dei Miti Campani filtrati dagli occhi di Barbla e Peter Fraefel, artisti svizzeri di fama internazionale

Barbla 2008Sarà il Pan di Napoli, dal 3 settembre all’11 ottobre 2015, ad ospitare la grande mostra (l’allestimento si estende su tutto il secondo piano del Palazzo delle Arti) “Miti e Riti Campani nell’arte di Barbla e Peter Fraefel”.

Uno dei punti di forza di questa esposizione è il suo essere adatta e fruibile ad un pubblico di “bambini dai 3 a 95 anni” perché mentre il bambino va a scoprire gli spazi chiari-oscuri nel labirinto o nell’acqua, il genitore osserva le immagini sacre-profane, il letterato studia i testi, l’amante dell’arte il modo di raffigurare le montagne sacre, la monaca resta affascinata dai santi ed anche il politico-banchiere non resterà deluso del suo purgatorio.

Da circa venti anni i Fraefel trascorrono parte dell’anno a Campagna (Sa) e la loro attività dalla fine degli anni Novanta è ininterrotta; il legame con il territorio campano e la continua ricerca e indagine della realtà popolare di Napoli, e della Campania è diventato il fondamento della loro arte.

“Nella arte dei Fraefel – afferma lo storico Guido D’Agostino la rigida geometria di spigoli, angoli, linee sicuramente spaesante perché applicata dove non te l’aspetteresti, e che mi ha fatto pensare all’opera di Chagall rinchiude, costituendone però una “forma-funzione”, realtà dis per se, almeno in origine, corporalmente tonde, piene e morbide. In qualche modo, potrebbe essere proprio questa la chiave interpretativa per me, almeno, più abbordabile, in quanto segno e simbolo-sintesi del contrasto, in ogni caso fecondo, tra civiltà, espressiva e culturale, “nordica” e il “pianeta” Sud (Mezzogiorno e Napoli). È evidente peraltro che l’artista, non riproduce passivamente e, insieme, in virtù di automatismi di copia o ripetizione, bensì osserva la realtà che lo circonda, in cui è immerso; ne riceve stimoli, emozioni, sentimenti, e dunque la interpreta, la introietta, la ributta fuori di se esprimendola e/o esprimendosi: ne fa, secondo la propria personalissima lettura e appropriazione, qualcosa di altro e diverso dall’originale, da cui pure ha preso le mosse. E ciò risalta, in maniera assai vistosa quanto peculiare, nell’opera degli svizzeri Barbla e Peter Fraefel”.

“La loro più grande esposizione – dice il critico d’arte Vito Maggio è stata indubbiamente quella legata alla tombola napoletana; un progetto mostruoso e gigantesco che iniziato materialmente agli inizi del duemila ma pensato precedentemente ha visto il suo sbocco definitivo nel duemilasei quando siamo riusciti a esporre i novanta quadri prodotti in quei lunghi anni al Mida due di Pertosa. Sono stati esposti su circa mille metri di parete questi enormi quadri di un metro venti per uno e quaranta, la tombola napoletana trattata anche da altri artisti assumeva una forma d’arte mai fatta prima e mai tentata in queste dimensioni. Con un effetto estraniante, come tecnica principale, i due autori, con sguardi diversi, hanno navigato in un mondo che non conoscevano che hanno imparato a conoscere e interpretare spaziando dai miti antichi ai moderni come quello di Maradona. In questa tombola c’è tutta la cabala napoletana”.

È interessante scoprire i punti di vista dei due artisti che sembrano un tutto uno ma sono profondamente diversi: Barble ama Napoli a prescindere e, dopo averlo affermato in altre esposizioni qui lo ribadisce con forza; “Peter – dice ancora Vito Maggio- usa l’ironia come arma, il segno preciso e tagliente delle sue sculture e dei suoi quadri come un bisturi che affonda nella realtà che lo circonda, che visita che sperimenta e che in qualche modo valuta. Si tratta di due tecniche diverse di due valutazioni a tratti agli antipodi che stranamente poi vanno a dare una sensazione di unità che fondamentalmente, come dicevo, non esiste”.

Il percorso espositivo si compone di opere che ricordano: La magia dell’acqua, La Madonna, La tombola napoletana, Le montagne sante, I Santi, Le anime del Purgatorio.

I due artisti mostrano una profonda conoscenza del territorio campano ed un amore viscerale per Napoli: “A Napoli c’è vita; vita in tutte le declinazioni – ma vita (non noia, non forma senza ingredienti, non solo bella facciata). Anche il degrado è vita – vita visibilmente vissuta – piena di contraddittorie tracce vitali”.

È bello scoprire e/o riscoprire il nostro mondo rituale attraverso gli occhi di artisti stranieri è un’occasione unica di “contaminazione della conoscenza”. Dicono bene i due artisti svizzeri quando affermano: “Vogliamo essere vivi, vogliamo far vedere che arte può significare vivere anche oggi, vogliamo divertirci vivendo, vogliamo fare delle opere per tutti, che possono essere apprezzate anche dai connaisseurs e snobs” ugualmente… e pare che funziona!”

Al Pan fino all’11 ottobre si respira aria di casa nostra “rivisitata e corretta” da un punto di vista “straniero”. Un ‘occasione da non perdere.

Ingresso gratuito. Inaugurazione 3 settembre 2015 ore 18,00.

Orario mostra 4 settembre – 11 ottobre 2015: dal lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 19.30; domenica dalle ore 9.30 alle ore 14.30; martedì chiuso

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