Bagnoli 2.0. I cittadini stanchi di non ricevere risposte alle istanze di vivibilità del quartiere organizzano la protesta in rete.

E’ sconsolante vedere l’immobilismo della Regione nell’erogare i fondi alla società Bagnolifutura per poter riprendere i lavori dello smaltimento della colmata e per i cantieri dei progetti per la riqualificazione dell’area.

Il gioco dello scaribarile, cavilli burocratici o affossamenti in cassetti, purtroppo è cosa ben nota al nostro paese. Ormai i cittadini si chiedono a chi giova questo immobilismo. Ad un piano immobiliare sotterraneo godibile dai soliti furbetti del quartierino?

La cittadinanza di Bagnoli attraverso social network come Facebook si sta organizzando con gruppi sempre più numerosi per la tutela del proprio quartiere cercando di smuovere competenze e servizi dovuti. Ad esempio c’è quello per il Pontile Nord dove quotidianamente vengono evidenziate la problematiche di questo luogo, oppure quello di Bagnoli in rinascita che si occupa della spazzatura ancora presente lungo le strade e del degrado sanitario e di pulizia dalle deiezioni, quello del Parco Totò dove si discute dei problemi riguardanti la gestione di questa unica zona ricreativa di Bagnoli.

Bagnoli è in fermento, forse perché stanca di tanto parlare e di vedere cantieri aperti e sospesi, dei quali non si riesce mai a vederne i risultati che giovano sia al quartiere ma soprattutto alla città.

Sull’area dell’ex Italsider ed ex Eternit sono stati fatti convegni, l’ultimo intitolato “Il caso Eternit” è del 12 marzo presso l’Istituto Alberghiero G. Rossini di Bagnoli, organizzato dalla varie sigle della CGIL e dell’Associazione “Mai più amianto”, si è discusso della sospensione dei lavori per la riqualificazione dell’area, a causa dei fondi esauriti perché si è trovato più amianto di quanto ci si aspettasse. Così resta tutto fermo, sospeso in un limbo che influisce su tutto il territorio sia in ambito sanitario che per un futuro economico di opportunità sfumate.

Quello che si percepisce in questa primavera di rinascita bagnolese è la presa di coscienza dei cittadini e la voglia di fare, di non attendere che l’istituzione e le sue parole riempiano le orecchie, ma sono alla ricerca di fatti concreti operando in prima persona, attivandosi nel portare alla luce disservizi e mancanze gestionali.

Ma alla fine se tutto questo operato non produrrà un documento concreto da sottoporre al sindaco o al Parlamento Europeo per i diritti dei cittadini, resterà solo un’azione di sfogo e nient’altro.

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