De Luca contro l’ipotesi di un Senato elettivo: “Rischiamo la camorra democratica”

Nel corso dell’audizione a Palazzo Madama, il presidente della Campania si è detto contrario al Senato elettivo previsto dal Ddl Boschi. Ha inoltre proposto l’equiparazione degli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei parlamentari

Vincenzo De Luca Consiglio regionale CampaniaCon il Senato elettivo si rischia la “camorra democratica”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, durante l’audizione in Commissione affari costituzionali sul Ddl Boschi, che prevede i senatori sia scelti dai Consigli regionali e non eletti dai cittadini. “Se scriviamo che devono essere eletti nel mio territorio nove senatori in maniera libera e un sindaco senza specificare quale – spiega De Luca – io non so dove andiamo a parare, non abbiamo né la rappresentanza dei territori, né delle istituzioni ma forse di altre forze non raccomandabili, magari qualche pezzo di camorra democratica. Io sono estremamente preoccupato e devo dire che quello che è avvenuto per l’elezione dei presidenti delle province è stato un esempio di trasformismo e mercato politico”.

Quello della “camorra democratica” è chiaramente un ossimoro, usato da De Luca per alludere alle infiltrazioni delle mafie nelle Istituzioni. La ricetta per evitare tutto questo? “Avere quanto più possibile criteri oggettivi, soprattutto – spiega ancora De Luca – per una motivazione storico-politica: aprire una contrattazione in tutta la realtà meridionale sull’elezione libera dei senatori significa un incentivo fortissimo a processi di trasformismo politico, o di mercato politico o anche peggio”.

Nel corso dell’audizione a Palazzo Madama, il presidente della Giunta regionale della Campania ha parlato anche dei compensi dei consiglieri regionali: “Io sono per equipararli ai parlamentari oppure per stabilire prestazioni volontarie. Sono tra quelli che considerano offensiva la discussione su questo tema, noi siamo il paese del fare finta – ha aggiunto –. Dobbiamo fare finta che affermiamo principi morali. Abbiamo una realtà totalmente diversificata, i presidenti della Basilicata e dell’Abruzzo, ma anche della Toscana e dell’ Emilia vanno a lavorare la mattina, vanno in ufficio. Poi c’è il presidente di qualche altra Regione che non va in ufficio la mattina, va in trincea, perché intanto non sa se ci arriva in ufficio, perché si trova dieci cortei di disoccupati. Anche qui con qualche ragionevolezza e qualche rispetto tra di noi, sono per contrastare duramente questa deriva demagogica e populistica in relazione al ceto politico italiano. Inaspriamo le sanzioni, ma rispettiamo quelli che si assumono le responsabilità di passare la vita a tentare di governare territori nei quali è più facile scappare via”.

Lascia un commento