Spot illusori, volgari e sessisti: 441 le segnalazioni e 10 pubblicità censurate

All’Iap sono arrivate 441 segnalazioni a causa di pubblicità false, volgari e sessiste. La maggior parte delle pubblicità in questione vengono dai Comuni, ora sottoposti a protocolli da rispettare

pubblicità sessistaIntegratori fatti passare per facili rimedi per una linea perfetta, trattamenti “miracolosi” contro rughe, cicatrici o cellulite, succhi di frutta promossi come toccasana contro il colesterolo, prodotti spacciati per biologici. Per non parlare di spot sleali, sessisti, volgari ed ammiccanti ed a volte con immagini violente e ripugnanti. A causa di tutto ciò, dall’inizio del 2015 alla fine di giungo, all’Iap (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) sono arrivate 441 segnalazioni di cui la metà ha riguardato l’uso inappropriato dell’immagine della donna causando, poi, 10 casi di blocco del messaggio pubblicitario. 

A raccontarlo è Vincenzo Guggino, segretario generale dell’Iap che spiega: “Abbiamo ricevuto 441 segnalazioni, persone che hanno fatto riferimento al nostro istituto per chiedere di bloccare una pubblicità”. Il segretario Iap, inoltre, chiarisce che su certi temi la sensibilità è alta, sottolineando, però, che nonostante le molte segnalazioni, non sempre è possibile procedere con la “censura” del messaggio pubblicitario. “Molte segnalazioni, inoltre, riguardano la pubblicità su Facebook – continua Guggino – ma su quella noi non possiamo agire perché è al di fuori del nostro controllo, cosa che peraltro non condividiamo”.

La maggior parte delle segnalazioni all’Iap arrivano per colpa delle pubblicità affisse in città. Un esempio ne è Roma, dove nel mese di marzo era stato redatto un regolamento che aboliva l’utilizzo della figura della donna se utilizzata a sfondo sessista. Tuttavia, lo scorso luglio un cartellone pubblicitario affisso in Via Appia ha scatenato non poche polemiche. Il cartellone sponsorizzava un negozio di riparazioni di smartphone e computer e su di esso c’era la scritta: “Rotto? Noi te lo ripariamo!“: ciò che ha creato disappunto è stata l’immagine di un lato B in shorts corti e succinti proprio vicino la scritta.

Un altro sgradevole episodio si è verificato a Napoli, dove su un cartellone pubblicitario sponsorizzante un negozio di abbigliamento capeggiava l’immagine di una modella con seno quasi scoperto, un velo in testa ed un paio di jeans mentre stringeva un rosario tra le mani. Ma la serie di pubblicità choc non finisce qui’. A Barletta, infatti, un’altra pubblicità sessista è stata censurata; questa pubblicizzava un negozio di polli allo spiedo e sul cartellone, vicino all’immagine di una donna a mezzo busto e quasi in topless, si leggeva: “Petto? Ce n’è per tutti!”.

La lunga lista continua fino ad arrivare all’episodio di Milano (dove sono stati censurati cartelloni pubblicizzanti dei succhi frutta col fondoschiena di una donna in costume) ed a quello di Pesaro, dove suscitato molto clamore il cartellone pubblicitario di un’azienda di sistemi di sicurezza: “Entra solo chi voglio” c’era scritto a lato di una donna priva di vestiti che, con le mani nascondeva le parti intime.

Le pubblicità peggiori arrivano, dunque, dall’affissione di manifesti locali, ed è per questo che Vincenzo Guggino ha firmato una serie di protocolli con il Dipartimento per le pari opportunità e l’Associazione Nazionale Comuni italiani per tutelare la figura della donna in pubblicità. Tuttavia, c’è bisogno che i protocolli vengano recepiti dai singoli Comuni per far si che siano operativi.

“E’ un’importane opera di comunicazione e politica affinché i Comuni aderiscano all’autodisciplina”, spiega, infatti, Guggino. “Come Iap vogliamo organizzare un incontro, il 25 novembre, con tutti gli assessori alle pari opportunità dei Comuni per diffondere il protocollo puntando soprattutto ai capoluoghi di Provincia”, conclude.

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