I am Spartacus, nasce in Campania un festival letterario nel segno del mito

Gli stati generali dei beni culturali, i giornalisti stranieri, i magistrati del processo Spartacus tra reading, dibattiti e proiezioni

Anfiteatro Campano“Quel leggendario “I am Spartacus” pronunciato dal celebre gladiatore-schiavo tracio che proprio nell’anfiteatro dell’antica Capua (l’attuale Santa Maria Capua Vetere) diede inizio a quella che è considerata la prima rivoluzione della storia, oggi risuona come un gesto estremo, ma necessario per ritrovare la memoria smarrita insieme alle passioni e ai valori, per ritrovare la forza di tenere la schiena dritta anche e soprattutto tra le macerie”.  Così Antonio Emanuele Piedimonte e Bruno Zarzaca – rispettivamente direttore artistico e organizzatore della rassegna – presentano l’idea del Festival della Letteratura nel segno del mito dedicato al tema “I am Spartacus: eroi, valorosi e valori” che si svolgerà proprio nell’Anfiteatro Campano da giovedì 1 ottobre a domenica 4 ottobre.

L’appuntamento inaugurale di giovedì 1 ottobre alle 19 sarà dedicato a “La grande sfida di un grande patrimonio culturale da valorizzare” con la partecipazione dell’ex Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, Rosanna Cioffi, Pro Rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli, Paola Villani, presidente del Corso di laurea in Scienze dei beni culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dei giornalisti stranieri Stefanie Sonnentag e Maarten van Aaldern, già presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia ed autore del libro che sarà, come in ogni sessione, lo spunto iniziale del dibattito: “Il Bello dell’Italia. Il Belpaese visto dai corrispondenti della stampa estera” (Albeggi Editore). Un libro scelto non a caso per la sessione inaugurale perché “riabilita” l’Italia grazie alla voce di un folto gruppo di corrispondenti della stampa estera in Italia che, intervistati da Maarten van Aalderen, da diciotto anni corrispondente del maggiore quotidiano olandese, De Telegraaf, per l’Italia e la Turchia e presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia dal 2009 al  2015, hanno tracciato un quadro dell’Italia che, grazie soprattutto alla presenza di un grande patrimonio culturale, risulta decisamente migliore rispetto a quello degli abituali stereotipi.

Venerdì 2 ottobre alle 19 si discuterà de “Il falso mito della cultura che non produce: le idee per il “brand” cultura nel Mezzogiorno” con Sebastiano Maffettone, consigliere alla cultura presso la Presidenza della Regione Campania, Eduardo Scotti, segretario generale dell’Associazione “Parco della Memoria della Campania” e fondatore del Museo dello Sbarco di Salerno, Camilla Sgambato della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, Mariella Utili, direttore del Polo Museale della Campania e con Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici ed autore del volume “Patrimonio al futuro” (Electa Mondadori Editore) che sarà lo spunto di un dibattito in cui verrà anche presentato il progetto “Arena Spartacus”.

Sempre venerdì 2 ottobre a partire dalle 21 ci sarà una serata speciale che, seguendo proprio il filo conduttore tematico del festival “Eroi, valorosi e valori”, sarà dedicata a Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ammazzato brutalmente dalla camorra esattamente trent’anni fa e divenuto negli anni un grande simbolo della amore per la verità e della ribellione al potere delle mafie. Una serata che sarà l’occasione per discutere con numerosi giornalisti dell’attualità del messaggio di Giancarlo Siani in un momento in cui crescono in modo preoccupante gli episodi in cui l’informazione è ancora una volta sotto attacco delle minacce della criminalità organizzata. Al centro della discussione gli spunti offerti proprio dagli articoli di Giancarlo ripubblicati in questi giorni in una nuova selezione nel volume “Fatti di Camorra” (Iod Edizioni).

La serata di sabato 3 ottobre sarà dedicata agli intrecci tra musica, cinema e letteratura. Alle 20.30 “Il grande schermo tra mitologie e letteratura” con tre colloqui giornalisti-scrittori con Natascia Festa, Armida Parisi e Roberto Conte che dialogheranno su “Cinema e Costume” con l’autrice di “Posidonia” Elisabetta Montaldo, tra i costumisti più noti del cinema italiano, David di Donatello per “I Cento Passi” e “Ciak d’oro” per “La meglio gioventù”, su “Cinema ed Eroi” con l’autore de “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin” Enrico Ianniello attore di origini casertane affermatosi sul grande schermo con Nanni Moretti in “Habemus Papam” e in “Mia Madre”, e su “Cinema e Psicanalisi” con l’autore di “Cinema mente corpo” Ignazio Senatore, ideatore della rassegna cinematografica “I Corti sul lettino”.

Una serata che alle 22.30 vedrà in scena sul palco dell’Anfiteatro Campano lo spettacolo multimediale di Donato Cutolo, Fausto Mesolella e Daniele Sepe “19 dicembre ’43”, un live show tratto dall’omonimo romanzo di Donato Cutolo, con la voce narrante di Paolo Rossi. Sul palco il viaggio tra parole, musica e immagini oggetto della ricerca narrativa di Cutolo, protagonista di un piccolo grande caso editoriale già con i suoi due precedenti lavori, Carillon (2009) e Vimini (2012). Un viaggio tra sogno, memoria e resistenza ambientato nel livido inverno del 1943 che fu per l’Italia una delle stagioni più tragiche della storia.

Domenica 4 ottobre la serata conclusiva del festival sarà aperta alle 19 dalla presentazione del volume di Francesco De Core “Un pallido sole che scotta: da Africo a Napoli viaggio nel cuore del Sud” (Spartaco Edizioni), che sarà l’occasione per un dibattito sul “Mezzogiorno dimenticato tra emergenza occupazione e legalità” con Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Adele Campanelli, Soprintendente per i beni archeologici della Campania, Luigi Riello, procuratore generale della Repubblica di Napoli,  Antonello Velardi, caporedattore centrale del quotidiano “Il Mattino”, con il giornalista e scrittore Andrea Manzi, primo direttore de “La Città” di Salerno, e con l’economista Massimo Lo Cicero.

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