Jacorossi, ex dipendente per protesta trascorre l’intera nottata su un cornicione

Forma di protesta estrema per accendere i riflettori sulla sua situazione e quella dei colleghi, rimasti senza ammortizzatori sociali

protesta JacorossiNapoli, 29 settembre – Ha passato l’intera nottata sul cornicione di uno stabile in via Medina, in pieno centro a Napoli, l’ex dipendente della società Jacorossi, impegnata in passato in attività di bonifica ambientale in Campania, che da ieri, con questa forte forma di protesta, intende mettere in mostra la vertenza degli ex dipendenti della ditta, rimasti senza stipendio e senza alcun tipo di ammortizzatore sociale. Un telone protettivo è stato aperto dai Vigili del fuoco.

L’uomo ha esposto alcuni cartelli sui quali elenca alcuni dei motivi che l’hanno spinto a tale iniziativa: “Da sei anni senza lavoro”, “Bonifiche solo promesse”. Ormai già da tempo gli ex-dipendenti della Jacorossi non fruiscono più degli ammortizzatori sociali.

Infatti non è il primo caso di protesta dei dipendenti dell’impresa, tra i tanti ricordiamo quello di gennaio, quando oltre trecento ex dipendenti della ditta, che fino a cinque anni prima operava nel settore delle bonifiche, si radunarono davanti all’ingresso del Consiglio regionale della Campania per mostrare il loro malcontento riguardo la fine del periodo di mobilità ed il ritrovarsi senza sussidio, in attesa dell’inserimento nell’organico della nuova società partecipata della Regione.

Ad aprile invece un ex-lavoratore della Jacorossi si era arrampicato sulle impalcature del palazzo della Prefettura in Piazza Plebiscito e si sporgendosi nel vuoto con un cappio al collo, dopo l’ennesima richiesta di un incontro con il presidente della Regione, Stefano Caldoro. Con lui, parteciparono alla protesta un centinaio di operai con i cartelli contro i cinque anni “solo di promesse”, o con slogan come “Caldoro sei un Caino” o “siamo operai e moriamo di fame con le nostre famiglie”.

D’altronde quella della Jacorossi è una storia molto controversa, protagonista di scandali ambientali come quello della mancata bonifica di alcuni siti del litorale Domitio e del Foro Boario di Maddaloni. Nel 2001 la società romana Jacorossi, leader in Europa in materia di riqualificazione ambientale, stipulò, insieme alla società Fintermica, una convenzione con i Ministeri dell’Ambiente e del Lavoro, con il Commissariato emergenza rifiuti e con la Regione Campania per l’esecuzione di interventi di bonifica di siti inquinati del litorale Domitio-Flegreo. L’assegnazione dei lavori avvenne senza gara d’appalto: la Jacorossi fu “scelta” dal governo a patto che la ditta assumesse 380 LSU (lavoratori socialmente utili).

Il contratto, del valore di 117 milioni di euro, prevedeva che la Jacorossi rimuovesse 350 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi dal territorio di 80 comuni e che lo stipendio dei lavoratori assunti sarebbe stato pagato per i primi tre anni direttamente dallo Stato. Un’offerta incredibilmente vantaggiosa per la Jacorossi che però, secondo il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, ottenne la grande commessa pubblica grazie ad aderenze politiche e non effettuava nessun lavoro ma si limitava a distribuire i lavori tra più ditte, ripartendoli in sede locale sulla base delle conoscenze e su vincoli camorristici. Infatti i 380 lavoratori assunti dalla Jacorossi in 5 anni non hanno mai veramente lavorato per bonificare la zona in questione; come loro stessi hanno denunciato, venivano pagati non per lavorare. La loro opera fu destinata invece ad operai di una ventina di ditte subappaltatrici che si presume fossero vicine ai clan.

Ma delle 350 mila tonnellate di rifiuti tossici ne furono portate via solo 40 mila, le quali furono smaltite in strutture completamente non adatte a questo scopo. Infatti le scorie raccolte sarebbero state spacciate per scarti di edilizia, per poi essere sistemate in cave della provincia di Caserta e Napoli. Inoltre la Jacorossi sospese ogni attività a novembre del 2006, contestando al Commissariato l’inadempimento di alcuni punti essenziali della convenzione stipulata, tra i quali in particolare, secondo l’azienda, era previsto che la committenza (Regione Campania e Commissariato di Governo) mettesse a disposizione della Jacorossi due aree: in una di esse si doveva costruire una discarica 2B super, al fine di sversare i rifiuti pericolosi che sarebbero stati prelevati. La seconda sarebbe dovuta essere destinata alla costruzione di una piattaforma di trattamento degli stessi rifiuti speciali o pericolosi. Condizioni che non si sono mai verificate. Da maggio 2007 gli ex LSU percepiscono la Cassa Integrazione, pari 80% del salario, circa 750 euro ogni 30 giorni.

Infine, fu stipulata la nuova convenzione tra Commissariato di Governo e azienda, che garantì alla Jacorossi altri 140 milioni di euro “per portare a compimento quello che non è stato fatto”, oltre a 20 di transazione affinchè l’azienda rinunciasse a trascinare lo Stato in tribunale.

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