Appalti, perquisito l’ufficio di Ernesto Sica sindaco di Pontecagnano

Nell’ambito dell’inchiesta nei confronti di Luciano Toriello, la finanza ha disposto controlli anche domiciliari nei confronti di dodici persone tra le quali il sindaco Ernesto Sica, un assessore, un dipendente comunale e diversi imprenditori

sicaPontecagnano Faiano (SA), 14 ottobre – Nella mattinata odierna i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato corso a numerose perquisizioni locali e personali disposte dalla Procura della Repubblica di Salerno – Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, nei confronti di dodici persone, tra cui il Sindaco di Pontecagnano Faiano Ernesto Sica, un assessore, un dipendente comunale e diversi imprenditori affidatari di commesse pubbliche.

Le perquisizioni costituiscono “atto dovuto” al fine di trovare elementi di prova in ordine alla regolarità di alcune autorizzazioni concesse per lavori di ristrutturazione e all’affidamento di appalti del comune di Pontecagnano Faiano. L’attività costituisce il continuo dell’indagine emersa nel corso dell’operazione denominata “Savoia” nei confronti di Luciano Toriello e dei suoi familiari, che ha condotto, lo scorso 30 settembre, all’esecuzione di sequestri di beni e valori per circa 8,6 milioni di euro, tra cui il noto stabilimento balneare “Bagni di Savoia”, un’attività di ristorazione, un agriturismo in corso di costruzione e una società di gestione per allestimento serre per l’agricoltura; tutti beni attualmente in amministrazione giudiziaria.

Tra le ipotesi di reato compaiono quelle di corruzione, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante del metodo mafioso, abuso d’ufficio, peculato, falsità ideologica e abusiva attività finanziaria. Il sindaco Sica si mostra tranquillo: “Sono fiducioso nella magistratura e sereno; è un bene che la magistratura appuri lo stato delle cose”.

Il soggetto su cui è iniziata “l’operazione Savoia”, Luciano Toriello, fu già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di due anni agli inizi degli anni 2000, poiché ritenuto indiziato di appartenere all’associazione mafiosa denominata “Pecoraro –Renna”, attiva nella Piana del Sele. Le indagini coordinate dalla DDA e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, con la componente specializzata dei militari del Gico, hanno rivelato che, tramite i suoi familiari più stretti, ha effettuato negli ultimi 15 anni rilevanti investimenti nel campo immobiliare e societario, evidenziando un tenore di vita notevolmente superiore ai redditi dichiarati. Le condotte contestate sono quelle di trasferimento fraudolento di valori, in concorso con i familiari, per sottrarsi all’applicazione della normativa antimafia e violazione dell’obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali alla Guardia di Finanza. Le indagini hanno inoltre accertato che, nel corso degli anni, per mantenere intatto il patrimonio di famiglia, gli indagati hanno fatto ricorso a fittizie intestazioni di beni a favore di prestanomi, continuando ad investire somme significative destinate alla ristrutturazione dello stabilimento balneare e alla costruzione di un vasto agriturismo. Il titolare dell’attività era anche comparso in diverse trasmissioni televisive, pubblicizzando la struttura a cui aveva sottoposto ampi lavori di ristrutturazione e ammodernamento.

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