Napoli città rumorosa: è allarme inquinamento acustico, causa di danni permanenti all’udito e non solo

Secondo uno studio internazionale la maggior parte della popolazione è a rischio udito, Napoli è sul podio delle città più rumorose

rumoreOgni giorno siamo circondati dal rumore: le urla dei vicini, il traffico in strada, tv e radio ad alto volume, telefonini che squillano a ogni angolo, il rombo assordante degli aerei che atterrano e decollano e le cuffie con cui ci riempiamo le orecchie per ascoltare musica. Non ci bastava lo smog, si è aggiunto anche l’inquinamento acustico e quando si parla di esso l’Italia spicca al secondo posto nel mondo per eccesso di decibel. Napoli, dopo New York e Los Angeles, è al primo posto delle città più rumorose superando per intensità di decibel Roma, Milano e Torino. Un indagine condotta da GfK Eurisko, promossa da Amplifon, intervistando 8.800 persone in 47 città di 11 Paesi, Italia compresa, dimostra che il “mal di rumore” è sempre più diffuso.

In Italia quasi un terzo della popolazione è sottoposta ad un eccesso di decibel. Ciò non danneggia solo l’udito, ma potrebbe causare anche disturbi dell’umore (irritabilità, umore instabile, nervosismo e preoccupazione), insonnia, difficoltà di concentrazione e mal di testa. Questi problemi sono stati riscontrati da circa il 30% della popolazione soggetto ad un elevato livello di rumori, contro il 16% di chi è meno esposto. Quest’inquinamento acustico potrebbe colpire anche il cuore, infatti il rumore può stressare il sistema cardiovascolare e ciò viene ritenuto rischioso.

Escludendo i danni alle orecchie, che potrebbero anche essere permanenti, altri danni: “anatomici e funzionali che dipendono dall’intensità del rumore, dalla durata dell’esposizione e dalla suscettibilità che ogni persona ha”, spiega Giancarlo Cianfrone, professore ordinario di Audiologia e direttore del Dipartimento organi di senso all’università degli Studi di Roma La Sapienza. Un’esposizione nociva o rischiosa “può compromettere lo stato di salute delle strutture sensoriali e neurali uditive – avverte Cianfrone – Da questa situazione di sofferenza possono generarsi le condizioni per una perdita uditiva provocata dal rumore e, a volte, anche due altri fenomeni uditivi: gli acufeni, considerati percezioni fantasma di suoni, e l’iperacusia, un’intolleranza ai suoni esterni, anche lievi o moderati”.

I più soggetti, continua l’esperto, “sono i giovani e gli adolescenti spesso esposti a musica ad alto volume, e gli anziani in cui al rumore si aggiungono il possibile utilizzo di farmaci ototossici e un maggiore rischio metabolico e cardiovascolare: un mix esplosivo per l’udito”. Gli specialisti, prosegue Roberto Albera, professore ordinario di Otorinolaringoiatria all’università degli Studi di Torino, hanno coniato “il termine ‘socioacusia’ per indicare un deficit uditivo che si manifesta come conseguenza del vivere in ambienti con un elevato tasso di inquinamento acustico”. Ambienti come le metropoli e le città in generale.

Se consideriamo il numero di rumori sgradevoli, la frequenza e la durata dell’esposizione, si può calcolare un “Indice di esposizione al rumore” (Exposure Noise Pollution Index, Enpi). Se circa il 28% della popolazione risulta esposto a un eccesso di decibel (Enpi alto o medio-alto), prendendo la popolazione che riscontrano il maggior numero di rumori (Enpi alto) gli esperti hanno fissato una classifica dei Paese più assordati risultano gli Stati Uniti (16%) e l’Italia (10%), seguiti da Francia, Gran Bratagna e Portogallo (7%). Chiude la classifica la silenziosa e ‘compassata’ Germania (2%).

Inoltre, vengono criticati anche gli stili di vita contemporanei. “Abuso di alcol, fumo, obesità, ipertensione, diabete e ipercolesterolemia – elenca Albera – possono accentuare il danno alla funzione uditiva”. Così come le cattive abitudini musicali. “Le discoteche hanno raggiunto livelli di rumorosità tali da poter danneggiare l’udito di chi le frequenta abitualmente e per molto tempo, mentre negli ultimi 20 anni si è assistito alla diffusione di massa dell’ascolto di musica in cuffia – osserva l’esperto – con livelli massimi di suono che possono arrivare a 120 decibel. Oggi il 90% dei ragazzi fra 12 e 19 anni utilizza i riproduttori musicali; di questi la metà ammette di tenerli ad alto volume, e uno su 3 di usarli molto spesso”.

In Italia il 41% lamenta un aumento dei decibel rispetto al passato (contro una media internazionale del 34%). Fonti più rumorose sono frequenti in Italia che negli altri Paesi: oltre i rumori della strada (esposizione medio-alta del 39%), musica (32%), conversazioni (30%) e trasporto pubblico (28%), appare il continuo squillare dei telefoni (25% contro una media internazionale del 14%) e i rumori di disturbo da parte dei vicini (25% contro 18%).

Per valutare quantitativamente la salute dell’udito degli abitanti delle grandi città è stato misurato l’Hearing Index. Esso valuta, in base alla percezione degli intervistati, la capacità di ascoltare perfettamente una persona in un luogo più o meno tranquillo e di sopportare un rumore di sottofondo. In media il 28% della popolazione globalmente considerata ha un Hearing Index scarso, spia di difficoltà di udito, con punte del 34% negli over 55. Per quanto riguarda gli italiani, il 27% ha un basso Hearing Index, indicativo di una qualche difficoltà di udito, ma si tratta di una percentuale bassa rispetto al 38% della Nuova Zelanda, al 32% del Portogallo e al 30% dell’Australia.

I Paesi più coscienti dei rischi legati all’udito sono: Portogallo (44% di alta e medio-alta conoscenza), Italia (42%), Germania (28%) e Stati Uniti (28%). Ma la consapevolezza non sembra dare i suoi frutti poiché non si limitano i comportamenti ritenuti “pericolosi”. Per far luce sulla questione e mettere in allerta tutti gli esperti suggeriscono di informare i cittadini, soprattutto i più giovani, sui rischi e i sintomi collegati al trauma acustico da rumore.

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