Lega Nord, nel processo per truffa sui rimborsi Bossi chiama in causa Maroni e Salvini

Il partito avrebbe ricevuto da Camera e Senato, sulla base di rendiconti falsi, 13 milioni e 820mila euro. Soldi che Maroni e Salvini avrebbero speso indebitamente e di cui sarebbe stata chiesta la restituzione da parte dei due rami del Parlamento

Matteo Salvini_Roberto MaroniComincia oggi a Genova il processo contro l’ex segretario della Lega Nord Umberto Bossi, alcuni suoi familiari e l’ex tesoriere del partito Francesco Belsito. Secondo quanto riporta il quotidiano Repubblica salirebbe da 40 a 59 milioni il conto della presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali.

Ci sono i 40 milioni che Bossi, attraverso il suo avvocato Matteo Brigardi, avrebbe chiesto a Matteo Salvini di restituire. Soldi che la Procura ritiene il “corpo del reato” della truffa e che sono ancora nelle casse del Carroccio. Ci sarebbe poi un’altra parte di soldi, che sarebbe stata incassata dal partito dopo le dimissioni consegnate da Bossi. Quando al comando sono subentrati prima Roberto Maroni e poi, in seguito, Salvini. Durante il loro mandato, la Lega Nord ha ricevuto da parte di Camera e Senato 13 milioni e 820mila euro. Soldi di cui è stata richiesta la restituzione.

Ora Maroni e Salvini rischiano. I giudici dovranno valutare se aver incassato i soldi oggetto della presunta truffa allo Stato costituisca concorso nel reato e poi se quel denaro è stato speso. Circostanza per la quale potrebbe configurarsi il reato di ricettazione. Del resto pare essere proprio questa la strategia della difesa di Bossi: puntare al coinvolgimento dell’attuale dirigenza della Lega Nord – nonostante il Senatùr rivesta la carica di presidente del partito – e cercare di convincere i giudici che l’incasso dei soldi oggetto della presunta truffa e il fatto di averli spesi costituiscano di per sé un reato perseguibile.

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