Bimbo con due madri, prefetto di Napoli cancella atto di nascita. Comune ricorre al Tar

Il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, ha annullato la trascrizione all’anagrafe della nascita del piccolo Ruben, venuto alla luce ad agosto a Barcellona da una coppia, sposata da sette anni, di donne. Oggi scadeva il termine entro il quale il sindaco avrebbe dovuto cancellare tale atto, come richiesto dalla diffida partita dalla Prefettura lo scorso 28 ottobre. Il sindaco Luigi de Magistris si era sempre detto contrario a tale cancellazione e ha affermato che il Comune di Napoli presenterà ricorso al Tar

daniela.conte.marta.loiNapoli, 6 novembre – Il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, ha annullato d’ufficio l’atto di nascita del bimbo con due madri trascritto nel registro dello Stato civile lo scorso 30 settembre (vai all’articolo). Una decisione contro la quale l’Amministrazione Comunale guidata da Luigi de Magistris ricorrerà al Tar Campania.

Dunque da oggi il piccolo Ruben Conte Loi non ha più il doppio cognome e ha una sola mamma. Almeno nei documenti italiani. Non nella realtà: “La lotta continua”, assicurano le sue mamme. A soli tre mesi Ruben è stato prima apolide, poi cittadino italiano con due mamme e ora “orfano” di un genitore.

Il provvedimento firmato dal prefetto cancella il doppio cognome del bambino e l’indicazione del nome della seconda madre che nell’atto di trascrizione era stata inserito nella sezione in cui normalmente si indica il nominativo del padre. La Prefettura fa sapere che “non c’è alcuna proroga concessa al sindaco perché la cancellazione è stata fatta dal prefetto” ed eseguita d’ufficio in base alle richieste poste al sindaco e non arrivate entro ieri, 5 novembre, termine che era stato concesso all’amministrazione per intervenire. Nella comunicazione inviata oggi all’Amministrazione, si affida a de Magistris il compito di “annotare gli estremi dell’atto nel registro di Stato civile del Comune”.

Prima della decisione del prefetto, il sindaco aveva già ribadito l’intenzione sua e della sua amministrazione di ricorrere all’autorità giudiziaria. L’atto di nascita di Ruben è stato trascritto dall’Ufficio anagrafe del Comune di Napoli. “Abbiamo la coscienza a posto, pensiamo di aver fatto un atto giusto. Tutto questo si fa perché il legislatore non ha il coraggio di legiferare sui diritti” il commento del sindaco. “Se non fossimo intervenuti questo bambino non avrebbe avuto libertà di circolazione o assistenza sanitaria. Prevale ancora una volta una forma di diritto oscurantista, pervicace, opprimente. Noi abbiamo riconosciuto i suoi diritti con un’interpretazione sicuramente originale, costituzionalmente orientata e abbiamo la coscienza a posto”.

La vicenda ha avuto inizio quando Daniela Conte, napoletana e madre biologica del bimbo, e Marta Loi, sarda, regolarmente sposate in Spagna dove vivono, si recano presso gli uffici anagrafe iberici per far trascrivere l’atto di nascita del loro bambino nato il 3 agosto con l’inseminazione. Qui vengono a sapere che la Spagna, pur trascrivendo l’atto, non può concedere un documento d’identità al piccolo perché è figlio di un’italiana. Il documento però è indispensabile per poter viaggiare, ma soprattutto per poter usufruire dell’assistenza sanitaria. Le donne si rivolgono così prima al Consolato generale d’Italia che respinge la richiesta e successivamente al Comune di Napoli per avere la registrazione. Quest’ultimo ha trascritto l’atto di nascita del bimbo nato in Spagna e riconosciuto da due donne sposate, indicando il nome di Daniela Conte come madre del bambino e di Marta Loi, come secondo genitore. La Prefettura a questo punto ha chiesto al Comune tutta la documentazione per procedere a “una valutazione” che si è conclusa con esito negativo, l’invio della diffida e l’annullamento d’ufficio.

A questo punto scatterà il ricorso del Comune. Lo scontro tra istituzioni è nei fatti, nonostante sia prefetto che sindaco (che si sono sentiti e confrontati più volte in questi giorni) ripetano che i “rapporti sono cordiali e corretti”. “Noi ci rivolgeremo all’autorità giudiziaria in un clima di assoluta serenità istituzionale, non c’è nessuno scontro istituzionale. Come Comune di Napoli riteniamo di avere fatto un atto in linea con la Costituzione italiana, con gli orientamenti giurisprudenziali e legislativi europei più avanzati”.

Intanto da Barcellona arrivano “parole al veleno” da Marta e Daniela: “Siamo deluse e arrabbiate dalla immobilità delle istituzioni, da questa difficoltà che hanno nell’accettare la realtà, ma comunque ringraziamo ancora una volta il sindaco di Napoli per la sua apertura e disponibilità, le sue parole ci rassicurano”. Le due donne si sono unite alla campagna #figlisenzadiritti: sul suo profilo Facebook Marta sta pubblicando una foto e un diritto al giorno “per rendere chiaro cosa stanno negando a tantissimi bambini e genitori”.

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