G20, 9 punti per fronteggiare la minaccia terroristica

Tante buone intenzioni ma nessun intervento concreto nel breve termine

G20 leaderUn documento ad hoc sul terrorismo è stato approvato dai leader delle maggiori economie mondiali presenti al G20 (vai all’articolo). L’elaborato si compone in 9 punti, che sintetizzano quanto deciso dai partecipanti alla due giorni di Antalya. Eccoli:

1 – I leader del G20 condannano nella maniera più ferma possibile gli odiosi attacchi di Parigi, un inaccettabile affronto nei confronti dell’umanità.

2 – Uniti nella lotta al terrorismo. L’emersione di fenomeni terroristici mina la pace e la sicurezza internazionale, ponendo a rischio i nostri sforzi di rafforzare l’economia del pianeta e raggiungere una crescita e uno sviluppo sostenibili.

3 – Si condanna in maniera ferma ogni atto, metodo o pratica terroristica, che non può essere giustificata in alcun modo.

4 – Si ribadisce che il terrorismo non può essere associato ad alcuna religione, razza, cultura o nazionalità.

5 – La lotta al terrorismo è una priorità per tutti i Paesi; si ribadisce la volontà di collaborare per risolvere i problemi e prevenire e sopprimere qualsiasi atto di terrore attraverso una collaborazione internazionale e una solidarietà basata su tutti i livelli, nel completo rispetto della centralità del ruolo dell’Onu e in ossequio a quanto stabilito dai trattati Onu, dal diritto internazionale e dai diritti umani, leggi umanitarie e diritto dei rifugiati e richiedenti asilo.

6 – Si ribadisce la volontà di combattere il terrorismo privandolo dei canali di finanziamento, in particolare attraverso il blocco di beni e l’interscambio di informazioni tra Paesi. Il sequestro dei finanziamenti a questi destinati va perseguito implementando le misure necessarie all’attuazione del FATF (Finanzial Action Task Force).

7 – Le azioni di antiterrorismo devono continuare a far parte di una più ampia azione diretta a ostacolare tutte quelle attività che del terrorismo sono la fonte: estremismi violenti, radicalizzazione e reclutamento di miliziani, lotta a movimenti terroristici, contrasto alla propaganda terroristica. Il tutto anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, in linea con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu 2178.

8 – I Paesi del G20 esprimono preoccupazione rispetto il proliferare del fenomeno dei foreign fighter, che costituiscono una minaccia anche per i Paesi di provenienza degli stessi, oltrechè per i paesi di transito e destinazione. Per questo, i Paesi del summit si stanno opponendo a questo fenomeno attraverso una cooperazione transnazionale, che prevede lo scambio di informazioni, la rilevazione e registrazione dei passaggi alle frontiere e una risposta appropriata in sede penale.

9 – I continui e recenti attacchi terroristici occorsi in varie parti del globo hanno mostrato, ancora una volta, la necessità di aumentare il livello di cooperazione internazionale e di solidarietà tra tutti i Paesi decisi a opporsi alla minaccia terroristica.

Il documento è pieno di buone intenzioni ma non è prevista al momento una strategia globale contro il terrorismo. Le decisioni in merito a come fronteggiare l’emergenza sono affidate ai singoli stati (vai all’articolo). Questo, nonostante l’appello all’unità sia unanime. Di unità ha parlato anche il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, dicendo: “Contro il terrorismo dobbiamo riuscire come europei ad avere una strategia seria, occorreranno mesi e forse anni per risolvere il problema, non servono banalizzazioni. È un problema che non si risolve con uno schiocco delle dita, è il più grande tema del nostro tempo, occorre approccio comprensivo. In questo senso – ha spiegato Renzi – la volontà italiana di riportare la Russia al tavolo della discussione sta portando dei risultati”.

Il documento non decide niente in merito ad azioni concrete per contrastare il fenomeno sul campo. Di questo hanno discusso in un bilaterale Obama e Putin, decidendo di risolvere la situazione d’instabilità in Siria, ma non si è parlato in nessun modo di interventi congiunti dei 20 contro gli uomini del Califfato.

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