Acqua pubblica, cosa prevede la legge approvata dal Consiglio regionale a guida Pd

Con la nuova legge spariscono i cinque Ato – Ambiti territoriali ottimali – e la gestione passa all’Ente idrico campano, che diventa il soggetto di governo dell’Ato regionale. Così la Regione si allinea alla volontà del Governo e a quanto previsto dal decreto Sblocca Italia

acqua pubblicaNapoli, 17 novembre – La maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale, ha approvato nella giornata di ieri, la legge sul servizio idrico integrato e il riordino dell’Ato. Lo ha fatto in un clima infuocato e tra le proteste di una parte delle opposizioni – i consiglieri del Movimento 5 Stelle – e dei Comitati per l’Acqua pubblica, guidati dal padre colombinano Alex Zanotelli (vai all’articolo).

Ma cosa prevede la nuova legge, voluta dal presidente della Giunta regionale Vincenzo De Luca e dal vicepresidente – con delega ad Ambiente e Urbanistica – Fulvio Bonavitacola? La legge si allinea alle indicazioni contenute nel rapporto nazionale 2015 dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. Viene prevista una gestione distrettuale, che piace al governo Renzi e all’ex presidente della Regione, Stefano Caldoro (FI).

Con le nuove norme spariscono i cinque Ato – Ambiti territoriali ottimali – della Campania: Calore Irpino, Napoli Volturno, Sele, Sarnese Vesuviano. Al loro posto viene creato l’Ato unico regionale, suddiviso in cinque ambiti distrettuali. La gestione è spostata all’Ente idrico campano, che diventa il soggetto di governo dell’Ato regionale. La Città Metropolitana di Napoli – ex provincia – e 500 comuni della Campania vengono esautorati dalle scelte e dalle decisioni in merito ai servizi idrici. Scelte che saranno prese dal Comitato esecutivo – organo dell’Ente Idrico Campano –, in cui siedono 15 sindaci rappresentanti e sei presidenti dei Consigli di distretto. Saranno loro a scegliere il presidente, il direttore generale e affidare la gestione in ogni ambito distrettuale.

Vengono inoltre prolungati i commissariamenti degli Ato per il periodo transitorio e questa possibilità potrebbe, secondo coloro che si oppongono alla nuova legge, vanificare la sentenza del Tar emessa in favore dei cittadini su 122 milioni di euro su partite pregresse della Gori spa (controllata dell’Acea).

Appare chiaro come il governo regionale, abbia obbedito in sostanza alla volontà del governo nazionale, che non fa mistero di volere una gestione distrettuale dei servizi idrici. Il comma 2 del decreto Sblocca Italia, alle lettera b prevede: “L’unicità di gestione”. Mentre il comma 2bis prevede e chiarisce che “qualora l’ambito territoriale ottimale coincida con l’intero territorio regionale, ove si renda necessario al fine di conseguire una maggiore efficienza gestionale ed una migliore qualità del servizio all’utenza, è consentito l’affidamento del servizio idrico integrato in ambiti territoriali comunque non inferiori agli ambiti territoriali corrispondenti alle province o alle città metropolitane”.

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