In ricordo di Luca De Filippo: una vita di recitazione tra Tv e teatro

Con lui se ne va un pezzo di storia del teatro contemporaneo e della tradizione artistica partenopea

de filippo lucaLuca De Filippo non era un semplice figlio d’arte. Nato a Roma il 3 giugno del 1948 da Eduardo De Filippo e dalla cantante Thea Prandi seguì la scia del padre: è stato attore e regista di teatro e nel corso della sua carriera ha ricevuto molti premi ed onorificenze come il Premio per la fedeltà al Teatro di prosa (2014), il Premio Eccellenze Napoletane (2014), il Premio De Sica per il Teatro (2010) o il più recente Premio Poerio Imbriani (2015).

La sua carriera nel mondo della recitazione comincia nel 1955 all’età di soli 7 anni e nelle vesti di Peppeniello di “Miseria e Nobiltà”, capolavoro all’ora diretto dal padre Eduardo ma scritto da Eduardo Scarpetta. Tuttavia, il suo grande debutto fu all’età di 20 anni ne “Il figlio di Pulcinella”, opera del padre nella quale Luca esordì, però, col nome di Eduardo della Porta: nome d’arte probabilmente utilizzato per evitare l’idea comune che la sua carriera potesse essere legata al suo cognome. Lavorò molto col padre, infatti recitò in “Filumena Marturano”, “Non ti pago”,  “Il Sindaco del Rione Sanità”, “Napoli milionaria”, “Le bugie con le gambe lunghe”, “Uomo e galantuomo”, “Natale in casa Cupiello”, “Gli esami non finiscono mai”, “Le voci di dentro”, “Sik-Sik l’artefice magico”, “Gennareniello”, e ancora “Dolore sotto chiave”, “Quei figuri di tanti anni fa”, “Ditegli sempre di sì” e “Chi è cchiù felice e me”: tutte opere dirette da Eduardo De Filippo.

Luca De Filippo fu anche attore cinematografo e televisivo, egli, infatti, recitò in alcuni film e serie tv come “Quel negozio di piazza Navona”(1969), “Petrosenella”, “Le scene di Napoli”, “Uscita di emergenza” e molti altri. (Il suo ultimo ruolo lo ebbe nel film di Gianfranco Cabiddu “La stoffa dei sogni”). Tuttavia, non abbandonò mai il teatro e nel 1981, quando ormai suo padre  aveva dichiarato il ritiro dal palcoscenico, fondò “La compagnia di teatro di Luca De Filippo”, una compagnia intenta a trattare opere “eduardiane” e di Scarpetta, ma anche quelle dei grandi maestri della storia del teatro, come Molière, Pinter, Becket e Pirandello.

Nel 2000 dirige “La scala di seta” e “L’arte della commedia”, rispettivamente di Gioacchino Rossini e di suo padre Eduardo e nel 2003 rivà in scena debuttando al San Carlo con “Napoli milionaria!”  dopo quasi 60 anni: la prima rappresentazione dell’opera, infatti, ci fu il 25 marzo del 1945, alcuni mesi dopo la fine della guerra. La regia era di Francesco Rosi, e sempre sotto la sua regia, Luca interpretò “Le voci dentro” e “Filumena Marturano”. Nel 2013 mise in scena “Sogno di una notte di mezza sbornia” di suo padre, nel 2015 la ripropose al pubblico e nello stesso anno accettò di essere dirigente della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli.

E’ presidente della Fondazione Eduardo De Filippo, e purtroppo ieri ha lasciato parenti ed amici causa di un forte male che lo ha ucciso a 67 anni.

Molte le parole di cordoglio fin’ora, tra cui quelle del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che ha commentato:  “La scomparsa di Luca De Filippo ci priva di un grande interprete della scena italiana, autentico erede della tradizione napoletana capace di portare la sua verve non solo nel repertorio classico ma anche in quello contemporaneo conducendo una vita nel teatro, con il teatro, per il teatro”.

“Quando muore un artista figlio di artisti come Luca, c’è un grande dolore e si rimane senza parole” ha detto Renzo Arbore, mentre Luca Barbareschi lo definisce “un maestro che desidero omaggiare perché con lui se ne va non solo un amico ma anche un leale rappresentante del mondo teatrale, un esempio cristallino di cultura e tradizione, con lui si chiude un periodo, un’era culturale. Ma il suo impegno e il suo grande cuore – continua Barbareschi – resteranno sempre con noi”. Tra i commenti anche quello del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ha detto: “Muore un grandissimo maestro del teatro contemporaneo, eccezionale interprete della più illustre tradizione teatrale napoletana”.

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