Rientro capitali dall’estero: in arrivo 4 miliardi per lo Stato. Orlandi: “è svolta”

I dati ufficiali sui risultati della voluntary disclosure: sono state presentate 129.565 istanze per una base imponibile di 59,6 miliardi, di cui 41,5 erano in Svizzera. Vieri Ceriani, consigliere del Tesoro per le politiche fiscali, ha però rivendicato che l’operazione “non è confrontabile con gli scudi fiscali”

capitali-esteroNelle casse italiane dovrebbero entrare oltre 4 miliardi di euro al termine della procedura di regolarizzazione, grazie in particolare agli interessi. E sono poco meno di 130mila le domande inviate alla scadenza fissata a fine novembre. Lo ha detto il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, nel corso di una conferenza stampa al Mef, spiegando che si tratta di una “azione che ha avuto un buon risultato sia in termini di gettito, che in termini di numero di contribuenti partecipanti”. A differenza di quanto previsto da misure di emersione adottate nel passato, aderendo alla procedura di rientro dei capitali il contribuente è infatti tenuto a versare integralmente le imposte e gli interessi, con uno sconto solo sulle sanzioni.

Sul totale delle domande trasmesse, più di 28mila riguardano attività di importo complessivo tra 300mila e 3 milioni; circa 23mila sono relative a importi compresi tra 60mila e 150mila euro, mentre sono state presentate 326 istanze per la fascia più elevata, quella relativa ad attività di valore superiore a 15 milioni. Si aggiungono sanzioni relative a violazioni della normativa sul monitoraggio fiscale per 1,379 miliardi e altre sanzioni per oltre 322 milioni. Delle quasi 130 mila dichiarazioni non pervenute alle autorità il 70% proviene dalla Svizzera, il restante da Montecarlo, Bahamas, Singapore, Lussemburgo e San Marino. Di queste 63.251 sono state presentate entro il 30 settembre, e 66.314 dal primo ottobre al 30 novembre, ultimo giorno per aderire alla procedura. La collaborazione volontaria rappresenta una procedura spartiacque rispetto al passato, anche relativamente recente, e un radicale cambio di passo.

In merito a questi dati, pubblicati dalla “voluntary disclosure”, è intervenuto Vieri Ceriani, consigliere del ministero dell’Economia per le politiche fiscali, che ha tuttavia rivendicato che l’operazione “non è confrontabile con gli scudi fiscali in quanto tutte le imposte dovute sono pagate. C’è uno sconto sulle sanzioni ma non sulle imposte, anche se viene meno la punibilità penale”.

La direttrice dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, si è detta comunque soddisfatta: “Siamo passati da un sistema come quello degli scudi fiscali in cui il prezzo era la mancata conoscenza da parte del fisco a un sistema di totale trasparenza, che permette anche l’individuazione di fattispecie di tutt’altra natura, inoltre rispetto all’evasione fiscale abbiamo costruito un fascicolo elettronico per ciascuno dei contribuenti con tutta la storia di questo contribuente. Questo ci permetterà di avere una tracciatura completa delle situazioni emerse e dal riscontro di queste situazioni con gli altri dati”.

Fabrizia Lapecorella, capo del dipartimento finanze del Tesoro, ha detto che circa 16 miliardi sono rientrati in Italia. Alla stima “prudenziale” dei 3,8 miliardi di gettito si arriva sommando imposte sui redditi per oltre 704 milioni, imposte sostitutive per circa 1,2 miliardi, Iva per più di 54 milioni, Irap per 34 milioni, ritenute per oltre 15 milionicontributi per 96 milioni. A questi importi si aggiungono sanzioni relative a violazioni della normativa sul monitoraggio fiscale per 1,38 miliardi altre sanzioni per 322 milioni. Tuttavia una parte della somma recuperata è già impegnata: 1,4 miliardi Palazzo Chigi ha deciso di usarli per sterilizzare la clausola di salvaguardia sulla reverse charge, che altrimenti avrebbe fatto aumentare le accise sulla benzina fino a totalizzare 728 milioni di euro, e gli oneri (671 milioni) legati all’abolizione dell’Imu decisa nel 2013 da Enrico Letta.

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