Il caso dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, indagato dalla Dda di Napoli, alimenta il dibattito politico nazionale e lo scambio di accuse tra Pd e M5s

m5s quartoNapoli, 8 gennaio – “Dimissioni, vergogna. L’onestà tornerà di moda”. Sono questi alcuni degli slogan che stamane hanno intonato rappresentanti e attivisti del Partito Democratico, manifestando davanti al Comune di Quarto per chiedere trasparenza e le dimissioni del sindaco M5s, Rosa Capuozzo. Quest’ultima, stando alle indagini, vittima di minacce da parte dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, che è indagato dalla Dda di Napoli per voto di scambio e tentata estorsione aggravata (vai all’articolo).

La politica romana – leggasi nazionale, ndr – sembra essersi accorta che in Italia ci sono le mafie e che a Quarto è egemone il clan Polverino soltanto ieri. Proprio mentre a Roma venivano condannati Daniele Ozzimo e Massimo Caprari, nell’ambito del processo Mafia Capitale. Ozzimo, condannato a due anni e due mesi per corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, è l’ex assessore alla Casa della giunta Marino, in quota Pd. Caprari, ex consigliere comunale di Centro democratico, è stato invece condannato a due anni e quattro mesi.

Le due vicende, quella di Quarto e Mafia Capitale, hanno finito per alimentare il dibattito politico in uno scambio di feroci accuse tra Pd e M5s. Così, Matteo Orfini ha affermato: “Di Maio mi criticò da Quarto, dove la camorra vota M5s”. Beppe Grillo poco dopo prendeva parola sul suo blog e rispondendo ad alcuni interrogativi sul caso Quarto, lanciava l’hashtag #condannanovoi.

Peccato che anche questa volta il dibattito politico sembra volersi fermare alla retorica. I partiti sembrano incapaci di fare uno scatto in avanti e trovare soluzioni affinché le mafie non possano più infiltrarsi al loro interno. Questo è un problema serio, che riguarda la formazione dei gruppi dirigenti di tutte le forze politiche. La battaglia contro le infiltrazioni malavitose e contro la corruzione meriterebbe un approccio diverso e non dovrebbe essere motivo di campagna elettorale. In gioco c’è la tenuta democratica delle nostre istituzioni. La politica non se n’è accorta. O forse finge.

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