Quarto, il sindaco Rosa Capuozzo: “Chiesi da luglio l’espulsione di De Robbio”

Il primo cittadino ascoltato in commissione Antimafia: “Dal direttorio mi dissero che non c’erano motivazioni per l’espulsione”

Rosa Capuozzo_Rosy BindiNapoli, 20 gennaio – “Sette mesi sono sembrati 7 anni, dal giorno del mio insediamento. Le pressioni di De Robbio sono arrivate subito: doveva farmi incontrare degli imprenditori”. Sono queste le prime parole pronunciate dal sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, ascoltata nella giornata di martedì dalla commissione parlamentare Antimafia.

“Io non mi sentivo minacciata da De Robbio – ha proseguito il sindaco – perché mi sembrava un guascone, un esibizionista. Uno che cercava di prevaricare, questo sì. Per me era gravissimo che mi volesse far incontrare degli imprenditori per lo stadio e per questo ne ho chiesto l’espulsione già a luglio, ma questo non è avvenuto. Per il direttorio – ha aggiunto la Capuozzo – non c’era motivazioni per l’espulsione”.

Il primo cittadino ha spiegato anche perché avesse chiesto assessori non legati al territorio. “La mia linea – ha detto la Capuozzo – è sempre stata: nessun assessore legato al territorio. Quando dico persone lontane dal territorio, voglio dire che ho cercato di evitare che controllore e controllato si conoscessero in un territorio così piccolo, in cui tutti si conoscono. Ho ben chiaro che il Comune di Quarto è stato sciolto due volte per mafia e camorra. Per questo volevo persone che venissero da Roma o anche da Napoli per fare gli assessori”.

Al momento dell’inizio dell’audizione, la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha affermato che “le vicende verificatesi a Quarto sono molto significative e perciò di interesse delle istituzioni e dell’opinione pubblica, non diversamente da quanto avviene in altre zone d’Italia”. La parlamentare ha poi evidenziato come sia “doveroso ricordare che quella di oggi – ieri, ndr – deve essere occasione di conoscenza, senza escludere che il metodo di lavoro possa allargarsi a molte altre situazioni che riteniamo importante indagare. La lotta alla mafia – ha aggiunto la Bindi – non deve essere considerata come mezzo di lotta politica o partitica, strumentalizzabile secondo le contingenza. Spero che quelle stagioni – ha concluso – appartengano ormai al passato”.

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