Il pronunciamento della Corte Costituzionale riguarda quanto stabilito dal decreto Sblocca Italia a proposito della linea ferroviaria Napoli-Bari. Il ricorso della Regione Puglia ricalca quello presentato dal Comune di Napoli al Tar a proposito del quartiere flegreo

sblocca italiaNapoli, 22 gennaio – Alcune norme del decreto Sblocca Italia sono incostituzionali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale nel pronunciamento su ricorso presentato un anno fa dall’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Secondo la Consulta, nel caso specifico della Puglia, le norme varate per far ripartire i cantieri sono incostituzionali in quanto non prevedono il coinvolgimento delle Regioni. Tra le norme impugnate ci sono quelle riguardanti il tratto ferroviario Napoli-Bari e l’esame dei contratti di programma tra Enac e gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale.

Lo Sblocca Italia stabiliva che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato fosse nominato commissario per la realizzazione delle opere sulla Napoli-Bari e che spettasse a quest’ultimo approvarle. Al Ministero dei Trasporti spettava invece il compito di redigere il piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria. Inoltre, nel decreto si fissavano i termini per accelerare i tempi concessi ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia per esprimersi sugli investimenti previsti dai contratti di programma tra l’Enac e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale.

Nella sentenza, la Consulta ha disposto che si arrivi all’approvazione dei progetti d’intesa con la Regione interessata, il varo del piano per ammodernare le infrastrutture insieme alla Conferenza Stato-Regioni e che l’Ente debba esprimersi anche in merito ai contratti di programma tra Enac e gestori degli aeroporti. Alla notizia del pronunciamento della Consulta, Vendola ha detto: “Sono orgoglioso di aver messo la firma sul ricorso contro una legge sbagliata e autoritaria”. L’attuale presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha affermato: “È un’altra notizia bomba dopo l’ok al referendum sulle trivelle”.

Inutile nasconderlo, ora anche il Comune di Napoli spera in un pronunciamento simile, in merito all’art.33 del decreto Sblocca Italia. Ad esprimersi, almeno in un primo momento, non sarà la Consulta ma il Tar della Campania. Se l’istanza presentata dall’Avvocatura del Comune di Napoli fosse accolta, si potrebbe assistere al congelamento della nomina del commissario e alla contemporanea trasmissione, con separata ordinanza, degli atti alla Corte Costituzionale.

Proprio in queste ore lo scontro tra il Comune di Napoli e il Governo è tornato a farsi forte sulla questione Bagnoli. Mentre il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha annunciato che “il Comune inizierà ad attuare la realizzazione di Bagnoli con i poteri ordinari, dimostrando che non diciamo solo no alle speculazioni, agli affari e alle violazioni di legge, ma che da tempo siamo pronti ai sì in attesa di essere chiamati a un tavolo corretto e istituzionalmente configurato secondo i canali previsti dalle leggi”, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite a Rtl 102.5 ha dichiarato: “A Napoli sono ventitré anni che Bagnoli è in condizioni ridicole, bloccata. Abbiamo nominato un Commissario Straordinario, gli abbiamo dato pieni poteri. Noi – ha aggiunto – ci siamo messi a lavorare intanto per bonificare Bagnoli, siccome ci sono delle schifezze da portar via frutto di anni di attività industriale, la prima cosa è che facciamo la bonifica. Il sindaco di Napoli non è d’accordo, fa le manifestazioni in piazza contro di noi. Lui faccia pure, non ci offendiamo. Nel frattempo – ha concluso – portiamo via le schifezze da Bagnoli, bonifichiamo e poi finalmente la città di Napoli potrà tornare ad avere quella meravigliosa spiaggia e quella straordinaria location”.

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