Più di 4000 firme in poche ore per la petizione contro gli allevamenti intensivi

noallevamentiUno spot realizzato da Ciwf Italia Onlus mostra tutte le contraddizioni dell’industria alimentare italiana e dei suoi prodotti. Prodotti “al 100% italiani” e da “allevamenti a terra” che tranquillizzano le nostre coscienze e ci convincono che al supermercato, davanti agli scaffali, abbiamo compiuto una scelta etica. Peccato non sia così. Queste piccole rassicurazioni sulla provenienza e la tipologia di allevamento non sono sinonimo di eticità, quando si vanno a guardare le condizioni di vita dei poveri animali. Galline in allevamenti a terra talmente pressate tra loro da non permettere loro di muoversi, conigli rinchiusi in gabbie strette e sporche, maialini e vitelli in spazi angusti e bui. È questo il 100% italiano di cui andare fieri?

Gli allevamenti intensivi, oltre a lucrare sulla sofferenza degli animali, danneggiano il pianeta e vanno a incidere sulle nostre risorse primarie, acqua, suolo, clima. Così come danneggiano la nostra salute, a causa degli ormoni e degli antibiotici iniettati alle bestioline per ingrossarle più rapidamente e, quindi, fare più profitto. Un’alternativa sostenibile è possibile, sia per dare una vita migliore agli animali che per noi stessi.

LA PETIZIONE – “Tutti hanno diritto a una vita dignitosa ed è nostro compito, in quanto esseri umani, di assicurarla anche agli animali: una vita in gabbia non è vita. Dobbiamo dire no agli allevamenti intensivi e batterci per un’informazione più giusta ed etica. Solo noi possiamo fare la differenza!”.

Per aderire gratuitamente alla raccolta firme, basta andare a questo link e cliccare su “Firma”.

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