Napoli. Manichini disoccupati decidono di morire.

Napoli 24 maggio 2012. A rubare la scena per le strade di Napoli c’erano dei manichini, ma non è stato uno spettacolo piacevole, tutt’altro. Sembrerebbe che durante la notte qualcuno li abbia aiutati ad impiccarsi, e ora attirano l’attenzione dei passanti, anche di quelli più frettolosi, come pochi riescono a fare. La sensazione è quasi agghiacciante, perché al primo impatto ci si chiede “chi è?” Per fortuna poi si passa al “cos’è?” Ma non importa tanto cosa siano, quanto cosa essi rappresentino.

È la protesta messa in atto dai disoccupati appartenenti alla sigla Precari Bros, che lancia un messaggio ben preciso: “Ora basta, vi metteremo alla corde” e attraverso il manifesto si danno tutti appuntamento il 29 maggio a Roma, perché è arrivato il momento per il ministro del lavoro d’intervenire.

Che questi manichini siano parte di una protesta, lo si capisce dalla loro faccia, quella di Anonymous, ma per il resto stanno lì legati agli alberi, ai segnali stradali, lungo tutto Corso Umberto, da piazza del Gesù a piazza Dante, da via Forio a via Toledo, e anche davanti alla sede del Comune di Napoli; sul ponte della Sanità, spicca perfino una intera famiglia di manichini impiccati.

Sembrerebbe più una resa, cosa che il loro colore bianco rievoca, un gettare la spugna alle pressioni del Governo. Non possono fare a meno di ricordarci i tragici eventi, purtroppo questi reali, che si stanno susseguendo in tutta Italia di uomini che rinunciano a vivere perché non riescono più a farlo. Questi fantocci impiccati, mossi solo dal vento, con tanto di scritta al petto che indica la loro professione ormai persa “Piccolo imprenditore” “Operaio” e persino “Studente”(chi dovrebbe avere un’ampia prospettiva davanti a se) in questi giorni stanno rappresentando la nostra Napoli, anzi l’intera Italia.

Ed ecco che i turisti, con i loro flash, scattano e portano a casa, come se fossero monumenti, e poi mostrano nel loro Paese lo status degli italiani alla soglia del suicidio. Si sente il passante chiedere “Non c’è l’impiegato?”, vuole il pupazzo che lo rappresenti, perché quei fantocci inermi siamo tutti noi, tutti uguali, tutti con l’acqua alla gola. Si spera che questi segni servano ad attirare l’ attenzione delle istituzioni, ad inviare messaggi a chi potrebbe migliorare la condizione di vita dei cittadini (come se non ne avessero già visti a sufficienza), e non diano invece l’input a soluzioni equivoche, che non sono soluzioni.

Lascia un commento

sedici − 14 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.