Respinta dal presidente del Senato Pietro Grasso la richiesta di scrutinio segreto di “non passaggio al voto sull’articolato” presentata da Calderoli (Lega), Quagliariello (Idea) e altri 74 senatori. Con 101 voti a favore, 195 contrari e un astenuto, il Senato ha respinto la richiesta che avrebbe fatto tornare il testo in commissione

ddl CirinnàRoma, 11 febbraio – Nella giornata di mercoledì, il ddl Cirinnà sulle unioni civili ha superato il primo voto: con 101 voti a favore, 195 contrari e un astenuto, Palazzo Madama ha respinto la richiesta di non passaggio agli articoli sul disegno di legge, firmata da Roberto Calderoli (Lega), Gaetano Quagliariello (Idea) e altri 74 senatori. Se fosse stata approvata il testo sarebbe tornato in commissione, dove sarebbe rimasto almeno 6 mesi. Hanno votato contro i verdiniani di Ala (15 voti), il Gruppo Misto (17), il Movimento 5 Stelle (31) e il Partito Democratico. Il Nuovo Centrodestra ha invece votato a favore della proposta Calderoli-Quagliariello per bocciare la legge, a eccezione dei senatori Paolo Bonaiuti e Salvatore Margiotta.

Il voto si è svolto in maniera palese in quanto il presidente del Senato, Pietro Grasso, scatenando non poche polemiche aveva respinto la richiesta di scrutinio segreto presentata Calderoli, Quagliariello e altri 74 senatori. “La richiesta non può essere concessa – ha spiegato Grasso – non solo ricorrendo a un giudizio di prevalenza sul contenuto complessivo del testo, ma soprattutto per il fatto che la disciplina delle formazioni sociali, dove si svolge la personalità dell’individuo, trova il proprio fondamento costituzionale nell’articolo 2, che non è ricompreso tra le disposizioni tassative per le quali il voto segreto può essere concesso”.

Immediate le reazioni. Quagliariello ha definito Grasso “un arbitro di parte”. “Trovo che la sua – ha detto Quagliariello a Grasso – sia una scelta grave dal punto di vista della forma. Lei che è arbitro ha deciso con un’interpretazione che sembra il surrogato di una decisione della Corte costituzionale e ha deciso chi ha ragione e chi ha torto. Condivido l’opinione di Calderoli secondo cui era una decisione che spettava quanto meno alla Giunta del regolamento. Iniziare questa contesa e questa seduta con un arbitro che ha preso parte non è una buona sensazione”.

Il Senato, dopo essersi riunita la conferenza dei capigruppo, ha deciso di iniziare il voto sugli emendamenti martedì 16 febbraio. Una decisione che risponde all’esigenza del Pd di continuare la trattativa con la Lega Nord per farle ritirare la maggior parte dei 5mila emendamenti. In caso di fallimento della trattativa, rimane in piedi l’ipotesi super canguro. Ma a quel punto decadrebbero anche gli emendamenti dei cattolici del Pd, affido rafforzato compreso.

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