Il governo dice “no” all’accorpamento con le amministrative. La consultazione si terrà il 17 aprile su stop a concessioni per l’intera durata del giacimento

referendum trivelleRoma, 12 febbraio – Nella giornata di giovedì il Consiglio dei ministri ha fissato il referendum sullo stop alle trivelle: la consultazione si terrà il 17 aprile. Niente election day e accorpamento con le amministrative, scelta che avrebbe fatto risparmiare alle casse statali oltre 300 milioni di euro. L’obiettivo, abbastanza ovvio, è far mancare il quorum.

Il referendum fu richiesto lo scorso settembre da dieci Regioni italiane: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. La consultazione riguarda l’abrogazione dell’articolo 35 del decreto Sviluppo e di alcune parti dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia. Per quanto riguarda l’articolo 35 del decreto Sviluppo del 2012, varato dall’allora governo Monti, si chiede il ripristino del divieto di qualsiasi attività di ricerca ed estrazione idrocarburi all’interno di aree marine protette, in un raggio di 12 miglia dalle coste italiane.

E dire che era stato proprio Matteo Renzi, quando era sindaco di Firenze, a criticare nel 2011 l’allora capo di governo Silvio Berlusconi, accusandolo di non aver voluto accorpare i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento – si è votato il 12 e 13 giugno 2011, ndr – con le amministrative del 15 e 29 maggio maggio 2011 solo per boicottarne il quorum. Lo stesso comportamento che pare voglia tenere oggi Renzi, dicendo “no” all’election day. Non accorpare referendum e amministrative costerà alle casse dello Stato una cifra che va dai 300 ai 400 milioni. Circa 500 milioni se il referendum trivelle si svolgesse in contemporanea a quello sulle riforme costituzionali previsto per ottobre.

Il no all’election day non piace alla minoranza del Partito Democratico. Il deputato Roberto Speranza, ha dichiarato: “È incomprensibile la scelta del governo di non accorpare il referendum sulle estrazioni alle elezioni amministrative. Il risultato è meno partecipazione e più costi”.

Per il Movimento 5 Stelle l’obiettivo chiaro del governo è quello di affossare il referendum. “Il governo è rimasto sordo agli appelli di tutte le associazioni ambientaliste e ha tirato dritto per la sua strada. Si voterà il 17 aprile per il referendum su alcune trivellazioni offshore e non insieme alle amministrative, in un election day che avrebbe tra l’altro fatto risparmiare centinaia di milioni di euro ai cittadini. Un referendum nato già azzoppato nei contenuti e che con questa decisione il governo vuole definitivamente affossare”, il commento dei parlamentari M5s di commissione Ambiente e Attività produttive. Per il deputato pentastellato Danilo Toninelli, si tratta di un “immane spreco di denaro pubblico”.

Sinistra Italiana e Possibile chiedono al governo di rivedere la decisione. “Facciamo appello agli ambientalisti del Pd e ai presidenti di Regione che hanno promosso il referendum – ha detto il capogruppo di SI Arturo Scotto – non penso si debba chiedere a Mattarella di intervenire. Ma invitiamo i presidenti delle assemblee elettive a interloquire con il Quirinale e chiedere se questa scelta da palazzo Chigi non miri a due obiettivi: primo, far saltare il quorum del referendum; secondo, mettere il governo al riparo da una sconfitta sicura”. Sinistra Italiana ha anche presentato una proposta di legge per chiedere l’election day e superare i problemi esposti dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, che nel corso del question time della settimana scorsa, aveva argomentato il “no” del governo alla richiesta di election day tra referendum e amministrative, sostenendo che sarebbe necessaria una cornice legislativa per procedere. Il leader di Possibile, Pippo Civati, ha parlato di decisione del governo “stupida, volgare e antidemocratica”.

Proteste anche dalle associazioni ambientaliste. “La decisione del governo di fissare il referendum trivellazioni in mare tra due mesi, e di non accogliere la richiesta di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative, è l’ulteriore dimostrazione che questa consultazione disturba”, ha affermato il presidente di Legambiente Rosella Muroni. Per Greenpeace è “chiarissima la volontà di Renzi di scongiurare il quorum referendario”. “L’allergia del premier alle prassi del buon governo, però, troverà questa volta risposte nuove, ovviamente democratiche e pacifiche”, ha affermato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed energia di Greenpeace. “Il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro”, ha infine affermato Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia.

>> Seguici su Facebook, vai alla nostra Pagina Fan e clicca Mi Piace <<

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *