Direzione Pd: da Bagnoli a Tempa Rossa, le “grane” di Renzi e l’attacco alla Procura di Potenza

“Se de Magistris avesse agito, noi non avremmo avuto bisogno di far nulla”. Così il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico, durante la direzione del partito, che all’ordine del giorno aveva le dimissioni del ministro per lo Sviluppo Federica Guidi, il cui compagno è indagato per traffico di influenze

Matteo RenziRoma, 4 aprile – “Bagnoli è una realtà che grida vendetta al cospetto del mondo intero: mercoledì andiamo alla cabina di regia a Napoli. De Magistris dice che mettiamo le mani sulla città? Le avesse messe lui le mani, non avremmo avuto bisogno di far niente”. Così il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, durante la direzione del partito risponde al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che in settimana per protestare contro il commissariamento di Bagnoli, ha definito il decreto Sblocca Italia “uguale a un sistema colluso” (vai all’articolo).

La questione del quartiere flegreo non è l’unica affrontata dal presidente del Consiglio e segretario Pd nella sede dei dem a Roma. All’ordine del giorno c’erano le dimissioni del ministro per lo Sviluppo Federica Guidi, il cui compagno è indagato per traffico di influenze nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. “Dico sì alle indagini, ma che siano fatte velocemente”, ha detto Renzi. “Su Tempa Rossa – ha aggiunto – si dice che il governo ha svolto un’opera di sblocco di un’opera privata che era stata scoperta nel 1989. Credo che lo scandalo non sia che venga approvato l’emendamento, è che ci siano voluti tutti quegli anni”.

Renzi non ha mancato di pronunciare qualche critica alla Procura di Potenza. “Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi. Non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza”.

La legge sul conflitto d’interesse? Se vogliono la votiamo. Il governo delle lobby lo dicano a qualcun altro. È mio compito istituzionale che un’opera bloccata da anni arrivi a realizzazione. Lo scandalo – ha aggiunto – è che ci siano voluti 27 anni per sbloccare un’opera, non che sia stato approvato l’emendamento. Dico sì alle indagini, ma che siano fatte velocemente e che si arrivi presto a sentenza”. Parole, quelle di Renzi, che però non dovrebbero essere rivolte ai magistrati, quanto semmai all’opposizione. Infatti, quello che vogliono capire i magistrati è se la Guidi abbia agevolato o meno, e in quale misura il proprio compagno, facendo pressione sulla Boschi affinché l’emendamento fosse votato. E se quest’ultima abbia agito come da lei dichiarato “in buona fede”, o sapesse degli interessi nell’affare Tempa Rossa di Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministro Guidi.

Quanto al referendum trivelle, Renzi ha detto: “Ci sia l’onestà intellettuale di riconoscere che la posizione dell’astensione a un referendum che ha il quorum, è una posizione sacrosanta e legittima. Non riconoscerlo è sbagliato e profondamente ingiusto. Non votare un referendum inutile e sbagliato – ha aggiunto – è diritto di tutti: richiederebbe maggiore onestà intellettuale dire che è una posizione costituzionalmente corretta”.

Renzi ha anche parlato della strategia sulle rinnovabili. “Il governo italiano è all’avanguardia. Siamo leader in Europa. La questione si inserisce in un discorso più ampio. Se anche tu raddoppi l’energia prodotta da rinnovabili noi non abbiamo la possibilità nei prossimi dieci anni di fare a meno di carbone, gas e petrolio. Noi pensiamo che il male assoluto sia il carbone. E cosa abbiamo fatto in questi anni con la leadership di Enel? Abbiamo deciso di chiudere tre centrali: Pietrafitta, Bastardo e abbiamo annunciato la chiusura di La Spezia. In tutti e tre i casi abbiamo assicurato che non ci saranno esuberi. Non solo: altre due centrali avevano l’intenzione di passare dalla produzione dell’olio al carbone e abbiamo detto di no”.

Tra i critici con Renzi, il primo a parlare è stato Gianni Cuperlo. “La vicenda Tempa Rossa non penso si possa chiudere con la sintesi ‘Ho deciso io’. Perché il punto è proprio lì: nella catena decisionale. Un emendamento del genere bloccato un mese prima, viene inserito di notte perché lo decide il premier? La questione non è una telefonata ma il processo delle decisioni, il ruolo del Parlamento e la dialettica nel Pd”. Cuperlo ha criticato la strategia di Renzi. “Segretario penso che, nel metodo e nel merito, non stai guidando il Paese in quelle riforme che servono. Penso che tu sia una persona onesta ma non ti stai mostrando all’altezza del ruolo che ricopri. In questi passaggi delicati non hai la statura di un leader, anche se a volte coltivi l’arroganza dei capi. Questo può fare la rovina del Pd. Mii sembrava giusto dirtelo come piace a te, in faccia”.

“Hai fatto l’emendamento perché pensavi che servisse a superare il dissenso della Puglia, l’emendamento ‘frega-Puglia’, come lo chiamo io. Ma lo sai che la Puglia aveva dato parere favorevole a quell’emendamento? E lo sai che tuttora per fare Tempa rossa serve il consenso della Puglia?”. Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che durante il suo intervento ha anche ribadito il suo sì al referendum trivelle. “Se il referendum vince, e io me lo auguro e voterò sì, tornerebbe in vigore la legge che stabilisce che ‘al fine di completare lo sfruttamento del giacimento possono essere concesse proroghe’ se ha adempiuto a tutti gli obblighi. Questa norma è stata in vigore fino a ieri”.

Lascia un commento