‘Miseria e nobiltà’ come misero e nobile è il nostro Paese, come misera e nobile è la fettina fritta ripassata al sugo. Un abbinamento Unico.

Eduardo Scarpetta, considerato il padre artistico dei De Filippo, scrive nel 1888 una commedia teatrale dal titolo “Miseria e nobiltà”. Anni dopo, nel 1954 Mario Mattoli ne crea un film con l’immenso Totò. Si narrano le vicende di due famiglie squattrinate, quella di Felice Sciosciammocca, scribano, e quella dell’amico Pasquale, fotografo, che si intrecciano con quelle di due famiglie benestanti, quella di Don Gaetano, ex cuoco ereditiero e quella del Marchese Ottavio Favetti.

Il cuore della commedia è la fame dei protagonisti ‘poveri’ che con i loro disusati mestieri vivono arrancando la giornata costretti in una sola residenza, subendo pertanto anche una coatta compagnia. Si susseguono incessantemente colpi di scena e gags indimenticabili attraverso le concatenazioni di eventi prodotte dai figli dei quattro capofamiglia. Eventi che avranno infine tutti esito positivo.

Considerato il più grande capolavoro recitativo di Totò, il film rimane ancora attualissimo per i temi trattati e l’immortale comicità delle battute di Felice Sciosciammocca, indigente ma acuto, persino colto a tratti e dall’ intelletto raffinato, tutt’altro che misero. Ingenui e sempliciotti invece si delineano spesso i percorsi mentali dei nobili.

‘Miseria e nobiltà’ come misero e nobile è il nostro Paese, come misera e nobile è la fettina fritta ripassata al sugo.

Nel film con Totò i due concetti sono inizialmente contrapposti per poi risultare contigui. La miseria, raccontata da principio solo negativamente, come indigenza ma anche ignoranza e povertà d’animo, vede nello svolgersi della commedia restituirsi un significato ‘nobile’. La nobiltà di contro, che dovrebbe avere accezione etica, si rivela espressione di inclinazioni più che umane, più che terrene.

Entrambe non potrebbero e non dovrebbero incontrarsi, esattamente come una cotoletta croccante e un sugo morbido che la inumidirebbe togliendole la caratteristica più peculiare, invece nasce un matrimonio a dir poco succulento in entrambi i casi.

Ingredienti:

fettine scelte di manzo o di vitello
un uovo
farina
pane grattato
sale
pepe
olio di semi di mais
olio evo
polpa di pomodoro
basilico
cipolla
parmigiano grattugiato

Preparazione

Battere le fettine con un martello per carni fino a renderle uniformi, quindi passarle nella farina, nell’uovo sbattuto e nel pane grattato. Friggerle in abbondante olio di semi di mais ben caldo. Mangiare al momento quelle che non servono per questa ricetta e mettere in frigo quelle avanzate.
L’indomani preparare un sugo di pomodoro e basilico utilizzando gli ingredienti specificati e a cottura ultimata aggiungervi le cotolette fredde del giorno precedente facendole insaporire per dieci minuti. Impiattare e spolverare di parmigiano grattugiato. Un piatto da Principe, come Totò.

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