Parliamo di Gluten Sensitivity. Quando mangiare la pizza, la pasta e i biscotti e bere la birra fa star male.

La sensibità al glutine non è una sotto-malattia, una sorella minore della celiachia. E’ una malattia a se stante anche se la causa scatenante è la medesima. In Italia interessa almeno 3 milioni di persone. In pratica i sensibili al glutine sono il 6% della popolazione, i celiaci l’1%. I ricercatori stanno studiando il fenomeno nonché la rapida diffusione della malattia attribuita, per il momento, all’enorme consumo di cibi ricchi di glutine “pesante” e in alcuni casi di grano “tossico”.

Il problema della sensibilità al glutine, rivela il professore e ricercatore campano, Alessio Fasano (Federico II di Napoli), è stato ignorato per anni, spiega che la differenza tra celiachia e Gluten Sensitivity è che la prima è una malattia del sistema autoimmunitario, la seconda è causata da un difetto d’immunità innata.

Il professor Alessio Fasano illustra la sintomatologia dell’ipersensibilità al glutine. I pazienti celiaci e quelli sensibili al glutine soffrono di sintomi pressoché identici, ad esempio:

  • diarrea,
  • gonfiore,
  • dolore addominale,
  • dolori articolari,
  • depressione,
  • annebbiamento mentale,
  • emicrania.

Tra i sintomi frequenti della sensibilità al glutine ricordiamo inoltre:

  • dolore addominale simile a quello provocato dalla sindrome del colon irritabile,
  • stanchezza,
  • formicolio alle estremità,
  • diarrea, o stipsi, od alvo alterno,
  • sonnolenza,
  • difficoltà di concentrazione,
  • parestesie degli arti,
  • rash cutanei tipo eczema,
  • anemia.

Tale quadro clinico va in rapida remissione (pochi giorni) con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

A differenza della celiachia, la sensibilità al glutine non segue un percorso prefissato: i sintomi possono essere più pronunciati o scomparire nel tempo.

I sintomi avvertiti da questo gruppo sono quindi solo in parte simili a quelli dei pazienti celiaci, ma chi è sensibile al glutine di norma risulta negativo agli esami del sangue per la celiachia e non presenta i sintomi delle lesioni all’intestino tenue che contraddistinguono la celiachia.

 La sensibilità, dice,  può aumentare nel corso della vita o scomparire del tutto. Per comprendere con estrema facilità egli dice:

“Provate a immaginare il rapporto con il glutine su uno spettro continuo” afferma Fasano. “Ad un’estremità dello spettro ci sono i pazienti celiaci, che non tollerano nemmeno un grammo di glutine nella dieta. All’estremità opposta, invece, ci sono le persone fortunate che possono mangiare la pizza, la pasta e i biscotti e bere la birra senza sentirsi male”.

“Nel mezzo, nella zona grigia dello spettro ci sono le reazioni al glutine, come quelle di sensibilità, su cui fino ad oggi si sapeva ben poco. Proprio in questa zona stiamo cercando le risposte relative alla diagnosi e alla cura della sensibilità al glutine, che oggi sappiamo essere una patologia specifica” continua Fasano.

Attualmente la diagnosi di sensibilità al glutine è una diagnosi di esclusione, caratterizzata dalla negatività dei test immunologici per l’allergia al grano, dalla negatività per la sierologia tipica per celiachia (anticorpi antiendomisio ed antitransglutaminasi) e da una biopsia intestinale normale o con alterazioni minime. Gli studi dei ricercatori stanno cercando di mettere a punto un test che illustri la sensibilità su detta “senza se e senza ma”.

Questo perché come tutte le vicende anche quella della sensibilità al glutine ha il suo lato oscuro. Milioni di persone in tutto il mondo senza alcun riscontro medico e per una semplice questione di moda (nata da marketing che ha fatto di un problema un vero e proprio bussiness) si sono convertiti ad una dieta senza glutine.

L’autoprescrizione della dieta, infatti, da parte dei pazienti che provano sintomi generici e credono di essere sensibili al glutine ha, come primo effetto, un impatto non indifferente sul loro portafoglio: 200 grammi di merendine costano 3 euro e 80,150 grammi di cracker 3 euro e 99 circa.

Per questo per tutti i pazienti o pseudo tali, i medici consigliano un approccio diagnostico completamente personalizzato ovvero il ricorso al così detto “doppio-cieco” ossia la somministrazione di una dieta con e senza glutine al soggetto senza riferire a quale delle due si stia attenendo. E’ proprio nelle situazioni più sfumate che occorre maggiore competenza a livello clinico.

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