Non ci resta che piangere. In ricordo di massimo Troisi.

In occasione dell’anniversario della morte di Massimo Troisi avvenuta il 4 giugno 1994, proponiamo un film per il quale oltre che essere interprete, autore e sceneggiatore, ha curato la regia insieme a Roberto Benigni.

E’ la storia di due amici, il maestro Saverio (Roberto Benigni) e il bidello Mario (Massimo Troisi). I due, a causa di una lunga attesa ad un passaggio a livello, decidono di aggirare l’ostacolo passando per una stradina secondaria. Si ritrovano a Frittole, paese toscano, nell’anno 1492.

Non potendo fare altro che accettare la problematica realtà, si rassegnano a conformarsi ai costumi del periodo. Si stabiliscono nella dimora dei macellai del paese e cominciano ad interagire con i personaggi del posto e del tempo. Inutile sottolineare la comicità che fluisce dalle azioni, dalle parole, dai gesti, dalla mimica, perfino dai silenzi e dalle pause dei due protagonisti. Saverio si immedesima quasi completamente tanto da avere la presunzione di scrivere una lettera a Savonarola, lettera che probabilmente eguaglia quella di Totò e Peppino in ‘Totò Peppino e la malafemmina’, per avvertirlo che farà una brutta fine.

Mario, più inibito ed alienato, piagnucola finché non conosce la ragazza più ricca del paese a cui propina tutto il repertorio musicale postumo, quindi sconosciuto, dall’inno di Mameli a ‘Yesterday’ dei Beatles. Quando Saverio capisce che si trovano esattamente nel 1492, decide di andare in Spagna a fermare Cristoforo Colombo per evitare che ‘scopra’ l’America dalla quale derivano mastodontici mali per l’umanità, dalla schiavitù all’insopportabile intercalare ‘ok’. Sentire l’accento di Troisi in un contesto toscano-rinascimentale è quanto di più spassoso e piacevole si possa immaginare.

L’interpretazione dei due attori è assolutamente spontanea e naturale da farli giungere all’apice dell’immedesimazione delle loro straordinarie carriere. Tale apice si tocca quando durante il viaggio in Spagna incontrano Leonardo Da Vinci intento a studiare il meccanismo delle correnti relativo all’andamento di una imbarcazione. Decidono così di fermarsi con lui ritenendo più importante instradarlo su invenzioni utili per il periodo ma premature tanto che invano riescono ad erudirlo sulla costruzione di un semaforo, di una lampadina, di un treno, gli parlano anche di Marx e di Freud ma la loro ignoranza unita alla loro goffaggine si rivelano il cardinale ostacolo. Finiscono col perdere tempo e vedere le navi di Colombo partire.

Ulteriormente rassegnati avvisano un barlume di speranza nello scorgere una locomotiva in lontananza ma la delusione si fa cocente quando la locomotiva si ferma e vi esce Leonardo Da Vinci. Il film si chiude così. I due restano nel 1492.

Abbinare una ricetta a questo capolavoro non è possibile.

Qualunque piatto cucinato da voi vi occuperebbe troppo per realizzarlo, vi distrarrebbe ancor di più durante la visione e non c’è piatto che renda onore a questo indimenticato artista. Il consiglio pertanto è di consumare patatine fritte, lupini o semi di girasole, pop corn o pistacchi. O, voi che potete, andarvi a prendere gli arancini e la pizza fritta più buoni di Napoli e mangiarli rammentando Massimo e riflettendo su come si possa far ridere e ‘piangere’.

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