Arte: la città miraggio di Kiluanji Kia Henda al Vulcano Solfatara

Doppio appuntamento a Napoli con il lavoro dell’artista angolano Kiluanji Kia Henda: venerdì 27 maggio 2016 alle ore 18.30 negli spazi della Galleria Fonti di via Chiaia 229, inaugurazione di “Concrete Affection”, mentre al Vulcano Solfatara a Pozzuoli, sabato 28 maggio 2016 alle 10.30, inaugurazione di “A City Called Mirage”

Kiluanji Kia HendaL’artista angolano Kiluanji Kia Henda, classe 1979, che vive e lavora tra Luanda (capitale dell’Angola) e Lisbona, è uno dei protagonisti di quella wave estetica che unisce arte e impegno, poesia e militanza. Con linguaggi e strumenti diversi – dalla scultura all’installazione, dal video alla fotografia, al light box fino ad opere di dimensioni ambientali – ripercorre, tra verità e fiction, la storia del suo paese, l’Angola, a partire dal 1975 anno in cui finisce il dominio portoghese e ottiene l’indipendenza, seguito da una lunga serie di guerre civili terminate nel 2002.  Nel 2007 ha rappresentato l’Angola alla Biennale di Venezia. Nel 2012 ha ricevuto il “National Prize for Culture” dal Ministro della Cultura dell’Angola per il suo contributo all’internalizzazione dell’arte angolana, mentre nel 2014 la rivista americana “Foreign Policy” gli ha riconosciuto il primato di essere uno dei “Leading Global Thinkers”.

Alla Galleria Fonti si presenta la videoinstallazione “Concrete Affection – Zopo Lady” (2014) accompagnata da “75”, una serie di 75 fotogrammi tratti dal video “Concrete Affection” affiancati da disegni a inchiostro cinese.

Il video di Kiluanji Kia Henda (durata circa 12 min) – presentato in Italia per la prima volta come evento parallelo della 14ª Biennale di Architettura di Venezia (2014) –  prende spunto dal libro del giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuscinski dal titolo “Another Day of Life – Angola 1975”. Un testo che documenta gli ultimi giorni del dominio coloniale portoghese nel 1975 e che testimonia un momento di grandi disordini e cambiamenti vissuti anche nel “corpo” della città di Luanda e del paese, seguito da un lungo periodo di guerra civile prima di poter raggiungere l’indipendenza.

Al Vulcano Solfatara di Pozzuoli, Kiluanji Kia Henda porta “A City Called Mirage”, la sua città chiamata “Mirage”, miraggio. All’interno della meravigliosa oasi naturalistica dei Campi Flegrei, tra fumarole e fenomeni vulcanici attivi da 4000 anni, verrà installata “Fortress” (2014) una grande struttura in tubi di ferro (8x 8 m) che riproduce lo skyline di una delle tante “città-miraggio” – un esempio per tutti, Dubai negli Emirati – che sembrano venir fuori dal nulla e che rappresentano il boom urbanistico importato e forzato dall’Occidente in Medio Oriente, Africa, America Latina. Lo chiamano effetto “Dubalizzazione”. Un simbolo forte di potere che diventa denuncia poetica e ironica nel lavoro di Kiluanji Kia Henda.

“A City Called Mirage” è un progetto in progress del 2013-2014 composto da sculture in ferro, foto, disegni, video, installazioni. Un dispositivo espositivo complesso fatto da più elementi che è stato presentato alla mostra “Art and the City Zurich: Public Sculpture Project” a Zurigo nel 2015,  a cura di Christoph Doswald.

Punto di partenza, il viaggio nel sud dell’Angola, attraversando la regione desertica della Namibia, dove Kiluanji Kia Henda trova un edificio abbandonato (crivellato da fori di proiettile) con l’insegna “Miragem”. Una scritta che assume un valore simbolico e che dà vita ad una serie di progetti tra di loro collegati: “Rusty Mirage (The City Skyline)”, “Buildings (The Palace, The Fortress, The Temple, The Ministry)”, “Instructions on How to Create Your Own Personal Dubai at Home” e il video “Paradise Metalic”.

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