Salute: epatite C, rimuovere le limitazioni di accesso al trattamento è possibile. In Campania 6.000 assistiti

Convegno organizzato dall’Associazione EpaC onlus: si dibatte il tema dell’accesso universale alle cure per poter avviare al trattamento con i nuovi farmaci anti HCV un maggior numero di pazienti. Ad oggi in Italia sono stati curati oltre 48.000 pazienti, di questi oltre 6.000 solo in Campania in 25 centri di competenza autorizzati

epatite cNapoli, 10 giugno – Trattare tutti i pazienti affetti dal virus dell’epatite C è la parola d’ordine degli esperti che, a quasi due anni dalla disponibilità delle nuove terapie nel nostro Paese, si riuniscono domani a Napoli nel corso del Convegno Nazionale organizzato da Epac onlus dal titolo “L’offerta dei farmaci innovativi a tutti i pazienti con epatite C: limitare l’accesso è l’unica soluzione?”.

I nuovi farmaci ad azione antivirale diretta sono in grado di modificare radicalmente la storia naturale dell’epatite C con la possibilità di guarigione di oltre il 95%. L’accesso a questi trattamenti è attualmente “calmierato” in quanto ad oggi possono beneficiarne solo alcune categorie di pazienti individuate da Aifa che hanno dato precedenza ai pazienti più gravi, basandosi quindi su un principio di “urgenza” della cura.

“Tutti i giorni riceviamo proteste da parte di pazienti esclusi dall’accesso dai farmaci innovativi. L’analisi attenta dei dati diffusi dall’Agenzia del Farmaco rivela che la fase di emergenza è terminata e i tempi sono maturi per eliminare gli attuali criteri di accesso, sostituendoli con linee guida basate sull’urgenza clinica e sociale che consentano una programmazione terapeutica gestita dal medico specialista, per restituire maggiore serenità ai pazienti e alle loro famiglie”. – afferma Ivan Gardini, Presidente di Epac Onlus.

Ad oggi in Italia sono stati curati oltre 48.000 pazienti, di questi oltre 6.000 solo in Campania in 25 centri di competenza autorizzati. Non bisogna guardare all’infezione da virus C come un  qualcosa che colpisce solo il fegato: l’infezione da virus C deve essere considerata  come una malattia sistemica a tutti gli effetti che, ad esempio,  può interessare il sistema endocrino ed immune, il sistema nervoso centrale, l’apparato cardio-vascolare – afferma Nicola Caporaso, Direttore dell’OUC di Gastroenterologia ed Epatologia e della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia  dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – Eliminare l’infezione significa modificare in senso positivo anche l’evoluzione delle malattie associate che, una volta costituivano  controindicazioni al trattamento con interferone ed oggi, invece, devono essere considerate opportunità aggiuntive. Eliminare il virus significa eliminare non solo l’infezione  ma anche ridurre la mortalità  per molte altre cause.”

L’Associazione americana per lo studio del fegato (AASLD) recentemente ha modificato le linee guida per la cura dell’epatite cronica C con i nuovi antivirali raccomandando il trattamento per HCV a tutti i pazienti, sulla scorta degli evidenti benefici dell’eradicazione virale anche nei pazienti con malattia lieve[2].

“Il trattamento precoce è fondamentale perché consente la guarigione definitiva dalla malattia in un paziente che è molto diverso rispetto ad un paziente in fase avanzata dove il virus ha già provocato dei danni clinici severi e che, quindi, va seguito e monitorato anche in seguito alla terapia. Curare un paziente precocemente significa, inoltre, generare un grosso vantaggio sociale non solo in termini di salute pubblica, ma anche in termini economici in quanto sono pazienti che escono definitivamente dalla scena dell’assistenza sanitaria. Un decisore attento e oculato dovrebbe tenere ben presente questo aspetto – afferma Giovanni Battista Gaeta, Professore Ordinario di “Malattie Infettive” alla Seconda Università degli Studi di Napoli.

“Attualmente l’agenzia italiana del farmaco ha stabilito una priorità di trattamento per i pazienti più gravi. Ora i criteri di emergenza si stanno esaurendo: la maggioranza dei pazienti con malattia avanzata è stata trattata.– afferma Antonio Ascione, Medico Specialista in Malattie del fegato e del ricambio, Responsabile del Centro per le malattie del fegato dell’Ospedale Fatebenefratelli di Napoli – Bisogna superare il criterio della rimborsabilità in rapporto all’entità della fibrosi, anche perché è un limite artificiale che non tiene conto di tante esigenze come, ad esempio, le donne in età fertile che desiderano avere un bimbo e hanno paura di infettarlo. La sfida principale oggi, con farmaci così attivi a disposizione, è di impedire che le persone affette da epatite C sviluppino una malattia grave come la cirrosi epatica. Questo obiettivo è oggi a portata di mano. Basta fare una saggia pianificazione”.

Indipendentemente dalla gravità della malattia, l’impatto sociale dell’epatite C sull’individuo è pur sempre devastante. Stiamo parlando di problemi in ambito lavorativo, sessuale, sentimentale e familiare. La sola presenza dell’infezione genera stigma che, a sua volta, produce ansie, limitazioni, rinunce e angosce che diminuiscono la qualità di vita. L’HCV è una malattia trasmissibile e solo per questo, preclude al paziente di vivere una vita serena.

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