Pompei e la sua storia attirano investitori cinesi. 500 milioni di euro per creare 5 mila posti di lavoro.

Il 24 agosto del 79 d.C. il Vesuvio esplose con una violenza inaudita, per un giorno intero una pioggia di lapilli ricoprì la città di Pompei mietendo le prime vittime ed in uno scenario di devastazione e morte, il giorno successivo, la nube ardente (detta anche nube piroclastica, una specie di valanga di detriti con una temperatura media di 800 °C che scivola giù dalla montagna ad una velocità che supera i 300 Km/h.) uccise all’istante tutti i presenti seppellendo Pompei, Ercolano e Stabia. Il tempo si fermò in un palpito, per sempre, consegnando all’immortalità quello che oggi è uno dei siti archeologici più belli e suggestivi del mondo; iscritto nella lista dell’Unesco dal 1997.

2 milioni di turisti visitano ogni anno Pompei, vivendo un’esperienza di viaggio unica, un’emozione incredibile, totalizzante, ma la forza degli avvenimenti storici si contrappone alla fragilità di un luogo, collocato in uno spazio senza tempo, che si scontra con una dura realtà: Pompei è uno dei simboli dell’incuranza verso il patrimonio culturale italiano.

Nell’indifferenza delle Istituzioni siamo arrivati fino ai crolli che si sono susseguiti lo scorso anno, tra cui quello della Schola Armaturarum Juventus Pompeiani. Le tante difficoltà della gestione del sito archeologico, e tra queste, la subordinazione all’amministrazione centrale dei beni culturali, la mancanza di fondi per il restauro e la manutenzione, la formazione del personale (oggi l’organico è composto da 16 archeologi contro 700 lavoratori nell’amministrazione,) sono state ragioni invalidanti per la conservazione degli scavi.

Ma qualcosa sta iniziando a cambiare? Nel nostro Paese, è stato abbandonato, finalmente, quell’infelice modo di dire: “La cultura non si mangia”? Sicuramente lo scenario futuro appare migliore e la realtà sembra destinata ad una svolta.

Lo scorso 6 aprile, “Il Grande Progetto Pompei” ha sancito il primo importante passo: 105 milioni di euro provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nonché da risorse nazionali destinati alla manutenzione, messa in sicurezza ed ampliamento degli spazi visitabili del sito archeologico della provincia di Napoli. Il Ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha inoltre indicato la possibilità di ulteriori interventi da sovvenzionare con sponsor privati, ma diretti dallo Stato.

Nel contempo, è stato elaborato “Il Protocollo di legalità”, sottoscritto dalla Prefettura di Napoli e dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei (SANP), che disciplina una serie di azioni finalizzate alla legale attribuzione dei fondi per i vari bandi di manutenzione e ristrutturazione: tra queste, la trasparenza delle procedure di gara, il monitoraggio degli appalti di lavori, servizi e forniture e la tracciabilità dei flussi finanziari connessi alla realizzazione delle opere. Presso la Prefettura di Napoli, è attivo un gruppo di lavoro coordinato, composto dai rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, che collaborerà con la SANP nella predisposizione delle procedure di gara e dei relativi contratti.

E Napoli non si è fermata qui.

Recentemente, dalla Camera di commercio della città partenopea, sono stati presentati quattro studi di fattibilità finanziati dall’ente camerale e condotti dall’Unione degli industriali. I temi sono di assoluta importanza: Pompei, i grandi eventi, l’industria del mare e le reti di impresa.
“Questi studi”, come ha sottolineato il presidente della Camera Di Commmercio, Maurizio Maddaloni, “Hanno un unico filo conduttore: lo sviluppo duraturo delle attività economiche del territorio”.

6 giorni fa sono arrivati anche dei possibili investitori, molto importanti. La delegazione cinese, guidata dal sindaco del Distretto Jiading di Shanghai, Chun Lei Ma, presso la sede dell’Unione Industriali di Napoli, ha incontrato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l’assessore regionale alle Attività Produttive, Sergio Vetrella e l’assessore provinciale al Bilancio, Francesco Serao.

“Non abbiamo limiti di budget”, queste le parole del sindaco cinese riportate dal Sole 24 ore, che ha posto, come condizione per la futura collaborazione, di sviluppare la trattativa dialogando sempre con un solo soggetto. Mettere ai margini la burocrazia ed i tempi biblici che essa conserva, potrebbe essere davvero una mossa vincente.

Sempre secondo il Sole 24 Ore, il piano d’investimenti, dovrebbe avere un budget di almeno 500 milioni di euro con la capacità di creare 5 mila posti di lavoro. Pompei, dovrebbe rappresentare il fulcro della partnership finalizzata al turismo con l’obbiettivo di rinnovare il sito archeologico attraverso infrastrutture ad oggi inesistenti. Gli investimenti cinesi riguarderebbero l’area extra-moenia degli scavi dove è destinato a sorgere il distretto turistico culturale. “Per l’area intra-moenia il progetto ideato dagli industriali napoletani, sotto l’egida dell’Unesco, vedrà invece protagonista il consorzio pubblico-privato francese Epadesa, pronta a impiegare un minimo di 20 milioni l’anno per dieci anni”.

Con soddisfazione, il presidente degli industriali, Paolo Graziano, organizzatore dell’incontro, ha detto: “Quello di oggi è l’inizio di una collaborazione tra le due città”. Al termine del meeting, il presidente e la delegazione hanno sorvolato l’area degli scavi in elicottero, “Vogliamo approfondire la conoscenza del territorio e valutare quale contributo possiamo dare al progetto”, c’è grande apertura nelle parole del sindaco cinese che per la prima volta ha visto Napoli.

8 thoughts on “Pompei e la sua storia attirano investitori cinesi. 500 milioni di euro per creare 5 mila posti di lavoro.

  1. sono con il Sindaco che finora ha indovinato tutto.
    Per quanto riguarda Pompei fate il possibile di non cadere l’offerta cinese. Abbiamo assoluto bisogno di posti di lavoro ma anche bisogno di fare opere di ristrutturazione e di allargamento dell’area archeologica.
    Ben vengano i cinesi e gli industriali ma non ci vendiamo a nessuno.

    1. Caro Luigi,
      Buon Pomeriggio e grazie del commento.
      Il nostro Paese ha bisogno di investimenti per crescere, mantenere il patrimonio culturale e migliorare le infrastrutture, solo così sarà possibile gestire un turismo sempre più globalizzato. Ritengo che gli investimenti stranieri siano a noi favorevoli,quello che mi auguro è che l’Italia non diventi la colonia di nessuno anzi, sia sempre il leader nelle partnership.

      Cordiali saluti
      Margherita

  2. sono con il Sindaco che finora ha indovinato tutto.
    Per quanto riguarda Pompei fate il possibile di non cadere l’offerta cinese. Abbiamo assoluto bisogno di posti di lavoro ma anche bisogno di fare opere di ristrutturazione e di allargamento dell’area archeologica.
    Ben vengano i cinesi e gli industriali ma non ci vendiamo a nessuno.

    1. Caro Luigi,
      Buon Pomeriggio e grazie del commento.
      Il nostro Paese ha bisogno di investimenti per crescere, mantenere il patrimonio culturale e migliorare le infrastrutture, solo così sarà possibile gestire un turismo sempre più globalizzato. Ritengo che gli investimenti stranieri siano a noi favorevoli,quello che mi auguro è che l’Italia non diventi la colonia di nessuno anzi, sia sempre il leader nelle partnership.

      Cordiali saluti
      Margherita

  3. cari tutti,
    il possibile intervento di capitali e competenze straniere -cinesi in particolare- mi sembra una cosa decisiva. Non riesco a capire se e quanto si tratti di un “ballon d’essai” o di una cosa vera e concreta, che qualcuno sta seguendo con la intensità che serve. Mi pare doveroso da parte mia un solo suggerimento, a partire dalla nostra esperienza e riflessione in tema di energie e forza che può derivare dal mettere davvero in relazione cultura e sviluppo. Qualche tempo fa noi di aislo (associazione no-rofit che si occupa di sviluppo sostenibile) abbiamo approfondito questa relazione in territorio di Terra di lavoro, immaginando e proponendo la costituzione (molto partecipata da istituzioni pubbliche e private del territorio) di un “distretto culturale evoluto”, cioè di una modalità aperta per mettere in connessione la produzione e fruizione di cultura con le strutture economiche e produttive di un territorio. Cioè abbiamo progettato modi per cui le dotazioni di beni e sistemi culturali diventino parte e sostegno della economia del territorio, producano nuove imprese, aprano mercati, segnino una nuova attrattività. Il Progetto “Ri-conoscere Caserta” sta riprendendo in questi giorni vigore e possibilità di reaalizzazione.
    Il Progetto Pompei dovrebbe -secondo me- essere affontato con lo stesso approccio: non-solo-turismo (importantissimo!) ma anche servizi, artigianato, industria, dotazioni esistenti e possibili. Insomma una occasione per fare impresa e competitività del territorio. Penso che agli investitori (cinesi e non, ma i cinesi sono estremamente sensibili al tema della competitività territoriale) un approccio che privilegia il “dar forza alla economia locale” farebbe solo piacere e faciliterebbe le decisioni di investimento.
    grazie per la ospitalità.
    stefano

    1. Buonasera Stefano, mi scusi del ritardo con cui sto rispondendo, per un disguido vedo soltanto adesso il suo commento per il quale la ringrazio.

      Credo che gli studi di fattibilità, finanziati dall’Ente camerale e condotti dall’Unione industriali per rilanciare il territorio siano un ottimo punto di partenza.
      Il Presidente della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni,ha presentato i 4 studi iniziando con una frase molto importante:
      “Un unico filo conduttore, lo sviluppo duraturo” e questo lascia a tutti noi lettori buone speranze per il futuro.

      Cordiali saluti
      Margherita

  4. cari tutti,
    il possibile intervento di capitali e competenze straniere -cinesi in particolare- mi sembra una cosa decisiva. Non riesco a capire se e quanto si tratti di un “ballon d’essai” o di una cosa vera e concreta, che qualcuno sta seguendo con la intensità che serve. Mi pare doveroso da parte mia un solo suggerimento, a partire dalla nostra esperienza e riflessione in tema di energie e forza che può derivare dal mettere davvero in relazione cultura e sviluppo. Qualche tempo fa noi di aislo (associazione no-rofit che si occupa di sviluppo sostenibile) abbiamo approfondito questa relazione in territorio di Terra di lavoro, immaginando e proponendo la costituzione (molto partecipata da istituzioni pubbliche e private del territorio) di un “distretto culturale evoluto”, cioè di una modalità aperta per mettere in connessione la produzione e fruizione di cultura con le strutture economiche e produttive di un territorio. Cioè abbiamo progettato modi per cui le dotazioni di beni e sistemi culturali diventino parte e sostegno della economia del territorio, producano nuove imprese, aprano mercati, segnino una nuova attrattività. Il Progetto “Ri-conoscere Caserta” sta riprendendo in questi giorni vigore e possibilità di reaalizzazione.
    Il Progetto Pompei dovrebbe -secondo me- essere affontato con lo stesso approccio: non-solo-turismo (importantissimo!) ma anche servizi, artigianato, industria, dotazioni esistenti e possibili. Insomma una occasione per fare impresa e competitività del territorio. Penso che agli investitori (cinesi e non, ma i cinesi sono estremamente sensibili al tema della competitività territoriale) un approccio che privilegia il “dar forza alla economia locale” farebbe solo piacere e faciliterebbe le decisioni di investimento.
    grazie per la ospitalità.
    stefano

    1. Buonasera Stefano, mi scusi del ritardo con cui sto rispondendo, per un disguido vedo soltanto adesso il suo commento per il quale la ringrazio.

      Credo che gli studi di fattibilità, finanziati dall’Ente camerale e condotti dall’Unione industriali per rilanciare il territorio siano un ottimo punto di partenza.
      Il Presidente della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni,ha presentato i 4 studi iniziando con una frase molto importante:
      “Un unico filo conduttore, lo sviluppo duraturo” e questo lascia a tutti noi lettori buone speranze per il futuro.

      Cordiali saluti
      Margherita

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