Fonti Rinnovabili: da primi della classe, oggi la Ue ci boccia inesorabilmente.

In questi giorni la Commissione europea ha inviato una lettera di richiamo al direttore generale del Ministero per lo Sviluppo produttivo, Leonardo Senni, criticando decisamente la bozza del nuovo decreto “Quinto conto energia”, che penalizza fortemente l’espansione delle fonti rinnovabili in Italia.

Già nel 2011 l’allora responsabile del dicastero, Paolo Romani, entrando a “gamba tesa” nel sistema d’incentivazione degli impianti fotovoltaici, apportò una riduzione degli importi, complicando il sistema di erogazione da parte del GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), determinando di fatto un immediato rallentamento delle installazioni di nuovi impianti.

Da Marzo 2012, il ministro Corrado Passera, sordo alle richieste di ambientalisti, sindacalisti ed associazioni di categoria, prosegue l’opera di demolizione del settore delle fonti rinnovabili, che vede impiegato in Italia circa 150 mila persone, imponendo ad imprese e committenti un nuovo e pesante carico burocratico.

L’obbligo di registrare in una speciale graduatoria, gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 12kWp, e la creazione di tariffe omnicomprensive, avrebbero l’unico effetto di paralizzare il segmento di mercato dei piccoli impianti residenziali, che insieme a quelli di taglia più grande, nel 2011, avevano proiettato l’Italia al primo posto nel mondo, come potenza installata.

Mentre può essere condivisibile un atteggiamento prudenziale, nei confronti di investitori che intendono realizzare grandi impianti di tipo industriale, occupando estese superfici di territorio, non sono comprensibili norme vessatorie nei confronti di privati cittadini, che intendono dotare la propria abitazione o attività commerciale di un impianto fotovoltaico.

Il tempo trascorre e tra una bozza di decreto, che si sospetta essere stata redatta da un alto dirigente dell’Enel, notizie fuori controllo sul periodo di entrata in vigore del nuovo e penalizzante Quinto conto energia, il settore delle fonti rinnovabili in Italia, l’unico a non aver ancora mostrato evidenti segnali di crisi e che vale 1 punto percentuale del Pil, comincia inesorabilmente a rallentare, gettando nell’incertezza migliaia di imprenditori ed i loro dipendenti.

Questo atteggiamento schizofrenico nei confronti del settore del fotovoltaico, proietta la solita lunga ombra sull’operato dei nostri governanti, che sembrano voler tutelare caparbiamente gli interessi di parte di un sistema lobbistico, che impedisce ormai da anni a questo Paese di crescere e di evolversi.

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