La Croce di Ditot a Napoli, le morti dei migranti al centro del tema della mostra a Castel dell’Ovo

L’artista romena Alina Ditot porta la sua Crocifissione ditottiana che affronta il tema caldo delle morti in mare dei migranti. Evento a cura di Salvatore Russo dal 22 al 24 giugno

Croce DitotNapoli, 21 giugno – A Castel dell’Ovo, il più antico castello della bellissima città di Napoli, verrà inaugurata la mostra “Segnalati” a cura del giovane curatore d’arte internazionale Salvatore Russo. La mostra vedrà coinvolti 65 Artisti, provenienti da tutto il mondo. L’opera di spicco dell’esposizione, sarà la famosa “Croce di Ditot”, realizzata dall’artista internazionale Alina Ditot, e già esposta durante la Triennale dell’Arte Contemporanea di Verona, che ha visto le prestigiose partecipazioni di Vittorio Sgarbi e Luca Beatrice. La mostra, avrà luogo nella sala “Le Carceri” dal 22 al 24 giugno 2016. Ditot porta in mostra la sua Crocifissione ditottiana.

Si tratta di una croce realizzata in lamina di alluminio e completata attraverso fili metallici e smalti. Il suo significato ci riporta a ciò che ogni giorno viviamo: i migranti morti in mare. La Croce di Ditot è un’opera sociale che dovrebbe essere collocata in tutti i musei e chiese del mondo. Il problema dei migranti, e della loro morte in mare, è un problema del nostro tempo. Tanti sono i tentativi di porre fine a questa situazione.

L’arte, in questo caso, si pone come obiettivo, quello di sensibilizzare la coscienza collettiva; di fare riflettere la gente, sul terribile momento vissuto dai migranti che anziché trovare il paradiso sperato, trovano nel mare, il loro vero inferno. Alina Ditot è un’artista che indaga il mondo, con i suoi malesseri, che abilmente trasforma in memoria storica. Molto significative, e di notevole interesse, sono anche le sue tele.

“Ditot trasforma la tela in un vero campo di battaglia, sul quale ognuno di noi combatte la sua guerra. La tela viene strappata, devastata, bruciata e legata. Una ricerca che la pone in collezioni contemporanee molto prestigiose. La Croce di Ditot diviene il nuovo simbolo della rinascita: il simbolo della speranza. “La grande forza di Ditot, è quella di aver saputo dare scacco matto alla Regina,” dichiara il curatore Salvatore Russo,” una Regina che indossa durante il ballo di corte, il suo vestito più bello. Una Regina, che per anni, ha nascosto le sue rughe, che ora però vengono alla luce. Una Regina, ovvero l’arte figurativa, che ora si trova a dover combattere contro le Sacerdotesse dell’informale: quelle donne che si sono da troppi anni nascoste, all’interno di fredde grotte, e che ora hanno deciso di dichiarare guerra” e continua “ Ditot lo fa impugnando il suo pugnale e infliggendo corpi mortali sulla tela. Una tela che viene strappata, per poi essere bruciata. Una donna, lei, che sarebbe stata condannata dal Tribunale della Santa Inquisizione, e messa al rogo in qualità di eretica. La nuova eretica del segno. Così voglio definirla. Un’eresia, quella sulla tela, che l’artista completa attraverso l’uso dello spago. Uno spago che viene avvolto, come una sorta di nuovo cordone ombelicale, che soffoca l’uomo. Uno spago, che nella concezione ditottiana, è invece l’elemento “illuminante”. Quell’elemento, cioè, capace di salvare l’essere umano da una guerra fratricida.”

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