Fratelli d’Italia, di quest’Italia terremotata. La violenza del sisma e quella delle ricostruzioni senz’anima.

In Italia il terremoto è spesso motivo di divisione e di accese discussioni.
Il terribile evento, che in questi giorni si manifesta tragicamente in Emilia, ha riaperto le solite condivisibili polemiche, sulla diversa gestione della ricostruzione, nelle varie zone d’Italia colpite dal sisma, negli ultimi decenni.

Luoghi come l’Irpinia, la Valle del Belice, il Friuli, l’Abruzzo, nel nostro recente passato sono stati duramente colpiti da violenti terremoti che ne hanno sconvolto l’assetto urbanistico, segnando, ed in alcuni casi disgregando profondamente, il tessuto sociale di quelle popolazioni che li abitano.

Nel 1968 in Sicilia, le assolate terre della Valle del Belice, furono martoriate da un sisma distruttivo che uccise oltre 350 persone, colpendo 14 centri urbani, radendone alcuni al suolo.

Quel tragico evento, viene ricordato come esempio tangibile, di sperpero del pubblico denaro, e si continua erroneamente ad affermare, che in quelle zone, la popolazione abiti ancora nelle baracche, senza avere un’idea precisa, di cosa sia realmente accaduto.

Nei decenni successivi al sisma, fu avviata la costruzione di nuove città, che in alcuni casi, divennero il luogo di “esercitazioni di stile palladiano” di un noto architetto, Paolo Portoghesi, e dei suoi giovani colleghi, come Franco Purini ed altri.

Non era bastata la violenza del sisma, un’altra ancora più devastante, si abbattè sulle vite di quelle persone, che loro malgrado furono sradicate da quei luoghi, per essere trapiantate, come nel caso della nuova e troppo moderna Gibellina, sull’altro versante di una piccola altura, a venti chilometri di distanza dal vecchio paese. Miglior sorte non ebbe la nuova Poggioreale, distante sette chilometri dal suggestivo ed antico paesino, dove il vecchio teatro comunale, i vicoli e le strette piazze, tipiche del gioioso disordine urbanistico dell’epoca, lasciarono il posto a tristi ed alienanti luoghi, come la nuova piazza Elimo.

No. In quei paesi della Valle del Belice, oggi non ci sono più baracche, ma forse è accaduto qualcosa di peggio e lo si può capire dalle centinaia di case vuote con le finestre divelte, abbandonate dagli uomini e popolate da stormi di piccioni.

Per vivere in quei luoghi, bisogna avere troppo coraggio. Come nella nuova Salaparuta, dove la chiesa ha preso la forma di un gigantesco secchiello azzurro, capovolto.

Mai come in questi momenti, c’è bisogno di unità, di amore e solidarietà per i nostri sfortunati fratelli emiliani, di un costante controllo del territorio e delle fasi di ricostruzione, per evitare che possano ancora accadere, fatti del genere.