Piaghe da decubito e malati: ancora lontana una soluzione definitiva.

Sofferenza senza fine per le piaghe da decubito. Il recente episodio avvenuto a Nola all’anziana signora Giovanna Peluso di 74 affetta dal morbo di Alzheimer, sulla quale si è voluto intervenire con una metodica ancora non approvata come quella della insufflazione dell’ossigeno sulla piaga da decubito e che le ha causato il coma, dimostra come ancora oggi non esiste una cura efficace per affrontare il problema.

Le piaghe da decubito, o ulcere da pressione, si presentano frequentemente in quei pazienti la cui malattia obbliga a tempi lunghi di immobilità a letto o su sedia a rotelle con la conseguente necessità di fornire loro una costante assistenza, impegnativa sotto il profilo economico e del personale da impegnare.

Possono insorgere a qualsiasi età, ma sono più frequenti nel paziente anziano: si stima che l’11% dei soggetti ospedalizzati di età superiore a 65 anni vada incontro a tale patologia. La mortalità per piaghe da decubito è particolarmente elevata, circa 4 volte superiore a quella di tutti gli altri pazienti ricoverati.

Si tratta di un grave problema di salute pubblica, fortemente invalidante e di elevato impatto”, spiega il professore Roberto Bernabei direttore del dipartimento di Geriatria, Neuroscienze ed Ortopedia del Policlinico Gemelli di Roma. “Alterazioni dello stato di coscienza, tempo di degenza a letto, accidenti cerebrovascolari e disordini nutrizionali – continua Bernabei – sono i fattori di rischio che hanno una correlazione più significativa per lo sviluppo delle piaghe. Ma il fattore età gioca un ruolo molto importante: l’epidermide dell’anziano è infatti più vulnerabile a causa di numerosi fattori quali la ridotta capacità rigenerativa e la degenerazione delle fibre elastiche”.

Un’applicazione spray del fattore di crescita nervoso (Ngf: Nervous growth factor), individuato agli inizi degli anni ’50 dalla professoressa Rita Levi Montalcini, si è dimostrato una cura valida e rapida per le piaghe da decubito.

Quella dell’ossigeno è una terapia sperimentale che si basa sull’applicazione direttamente sulla ferita di piccole quantità di ossigeno per promuovere la creazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi), la formazione di nuove cellule, la sintesi del collagene e, in definitiva, determina l’attivazione di tutti i processi che portano alla completa guarigione della ferita. Ma ancora non è stata del tutto testata ed approvata.

Nell’attesa di nuove metodiche di approccio per la risoluzione di questa sintomatologia, il malato resta colui che ne sopporta tutto il peso e la sofferenza.

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