Referendum truffa, M5s e Sinistra Italiana ricorrono al Tar

I ricorrenti: “Il quesito riporta impropriamente una presunta finalità della legge (il c. d. contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni), che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate, potendone semmai essere una conseguenza, neppure certa e comunque irrisoria”

quesito-referendum-costituzionale“Fuorviante, pubblicitario, suggestivo e incompleto”. Sono alcuni degli aggettivi con i quali Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle definiscono il testo del quesito referendario. I due soggetti politici hanno per questo deciso di ricorrere al Tar. “Approvate”, si legge nel testo, “il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V?”. A parere dei ricorrenti il quesito così formulato dal Quirinale finisce per tradursi in una sorta di “spot pubblicitario” molto fuorviante. “Una propaganda ingannevole, l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani”, ha scritto in un post su Facebook il senatore Vito Crimi (M5s).

Il ricorso è stato presentato dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, esponenti del comitato Liberali per il NO, e dai senatori Crimi e Loredana De Petris (Sinistra Italiana-Sel). I ricorrenti – si legge in una nota – lamentano che il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto di quanto stabilito dall’art. 16 della legge 352-1970, secondo cui, quando si tratti di revisione della Costituzione, il quesito referendario deve recare la specifica indicazione degli articoli revisionati e di ciò che essi concernono”. Il quesito, aggiungono, “oltre a non specificare quali siano gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma, alcuni dei quali ben più importanti di quelli citati (come la nuove modalità di elezione del Presidente della Repubblica e dei Giudici costituzionali di derivazione parlamentare), si limita invece a riprodurre il titolo del ddl di revisione, che, assieme al corretto ma insufficiente riferimento ad alcuni istituti incisi dalla revisione, riporta impropriamente anche una presunta finalità della legge (il c. d. contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni), che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate, potendone semmai essere una conseguenza, neppure certa e comunque irrisoria”.

Dal Quirinale rispondono: “In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base  a quanto previsto dall’articolo 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.

Lascia un commento